E’ bello tornare a casa dopo un ricovero ospedaliero ma talvolta ci si sente insicuri, si teme di stare ancora male e di non ricevere le cure in tempo. Se queste sensazioni sono molto fastidiose per una persona giovane figuriamoci per un soggetto anziano che ha meno fiducia anche nelle proprie capacità di reazione a un aggravio dello stato di salute.

Ecco che ci viene in aiuto una nuova tecnologia, la stanno sperimentando nel territorio dell’Azienda Ospedaliera Locale Roma 6 e in altre regioni come potete vedere nel video in fondo alla pagina. Vediamo di cosa si tratta.

La telemedicina domiciliare, questo è il nome della nuova tecnologia, prevede di applicare al paziente, quando viene dimesso, una piccola scatola chiamata caregiver dotata di attacchi per i sistemi di monitoraggio collegati a dito, braccio, torace e ascella. Questa piccola scatola rileva alcuni dati come la pressione arteriosa, la frequenza cardiaca, la saturazione dell’ossigeno nel sangue, la frequenza respiratoria, la temperatura corporea e la postura. Questi dati vengono elaborati e se si scostano dai parametri vitali corretti per quella persona, il caregiver lancia un segnale che viene letto nel computer, tablet o smartphone del personale sanitario che ha in carico il paziente domiciliato. Nessun allarme scatta nella piccola scatola collegata alla persona per evitare di generare ansia inutile, visto che il personale medico sarà già allertato.

Tutti possono usufruire di questo sistema di monitoraggio?

In linea di principio sì, per ora però la telemedicina domiciliare è in sperimentazione solo in pochi ospedali come appunto la struttura di Roma. Inoltre, questa tecnologia è molto promettente per il monitoraggio dei pazienti anziani polipatologici, ovvero che hanno più di una malattia in atto. Gli studi dell’ISTAT (qui i dati più recenti) dicono che dopo i 65 anni, il 37% delle persone soffrono di malattie e negli ultraottantenni, il 64% è polipatologico e soffre di malattie croniche. Le patologie più frequenti che possono essere facilmente monitorate da questo sistema sono il diabete, le cardiopatie, l’insufficienza respiratoria.

Quali sono i vantaggi?

  • Chiaramente la possibilità di seguire il paziente anche dopo che è stato dimesso per prevenire complicanze o il riacutizzarsi di una delle patologie.
  • La ricaduta positiva dal punto di vista psicologico sul paziente che si sente seguito anche al di fuori delle mura ospedaliere.
  • Maggiore tranquillità anche dei familiari del paziente seguito attraverso la telemedicina domiciliare.
  • Minore flusso nel Pronto Soccorso che rappresenta anche una migliore gestione dei costi della struttura di primo intervento.

Ci sono però ancora alcuni interrogativi ai quali rispondere:

  • con la telemedicina domiciliare, il paziente non va più, in molti casi al Pronto Soccorso ma è il Pronto Soccorso che va dal paziente. Gli ospedali Italiani hanno abbastanza personale da spostare sul territorio?
  • l’assistenza domiciliare sarà garantita 24 ore su 24 e con quali costi?
  • come garantire la privacy (dati personali sensibili) di persone sempre più collegate alla rete ed esposte alla diffusione dei propri dati di salute e quindi molto interessanti per le compagnie assicurative?

Si tratta dei primi passi per creare un ospedale allargato che faccia sentire la sua presenza fino dentro le case dei pazienti. Per poter sviluppare questo nuovo sistema sarà necessario potenziare le connessioni wireless per poter coprire il massimo del territorio possibile e creare un sistema integrato più completo coinvolgendo anche gli ambulatori locali, il medico di base e le farmacie. Tutti connessi via internet attraverso i tanti device che utilizziamo tutti i giorni.

Con buona pace di coloro che osteggiano gli smartphone, arriverà un giorno che ci salveranno la vita!

Qui sotto un breve video che spiega la Telemedicina della Regione Piemonte:

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Biologo e Dottore di Ricerca in Biologia Molecolare e Cellulare, dopo alcuni anni di ricerca di base e applicata nelle Università di Parma e Pavia ho iniziato a lavorare per una grande multinazionale americana produttrice di strumentazione di ricerca e diagnostica che ha fornito, ai consorzi pubblico e privato, i sequenziatori di DNA che hanno permesso il sequenziamento del primo genoma umano. Dopo quasi 20 anni nel settore "Life Science" come specialista applicativo e poi come responsabile scientifico e marketing di team internazionali ho voluto mettere a disposizione le mie conoscenze per rendere più comprensibile il cambiamento del mondo della diagnostica e come questo è influenzato dalla ricerca.

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