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Cacca-pupù curami tu! Quando il microbioma (e le feci) salvano la vita

Biologa, cofondatrice ed ex-direttrice di BMR Genomics, spin-off dell’Università di Padova che si occupa di analisi del DNA. Ha lavorato in diversi laboratori di ricerca come biologa molecolare; ha contribuito alla creazione dei servizi sequenziamento DNA, di prima e seconda generazione, tra cui il servizio di analisi del microbioma.
Cacca-pupù curami tu! Quando il microbioma (e le feci) salvano la vita Posted on Dicembre 19, 2018Leave a comment
Biologa, cofondatrice ed ex-direttrice di BMR Genomics, spin-off dell’Università di Padova che si occupa di analisi del DNA. Ha lavorato in diversi laboratori di ricerca come biologa molecolare; ha contribuito alla creazione dei servizi sequenziamento DNA, di prima e seconda generazione, tra cui il servizio di analisi del microbioma.

Vi è mai capitato di andare a cena con amici e ritrovarvi a parlare delle reciproche funzioni corporali? Delle vostre abitudini o difficoltà e dei trucchi più fantasiosi per evitare problemi? “Io la faccio tutte le mattine, ma guai se non bevo un bicchiere d’acqua calda appena alzata…” e in risposta “Beata te, a me capita di bloccarmi anche per cinque giorni e allora via con i kiwi”, o ancora “Bah, io non ci penso, se va va, se non va sarà per il giorno dopo”.

L’argomento è indubbiamente di comune interesse, ma sempre un po’ imbarazzante. Come avrete capito, l’argomento di oggi riguarda le Feci, termine scientifico che provoca sempre un po’ di imbarazzo o grasse risate e che in questa occasione chiameremo “Cacca-pupù”.

COSA C’È DI NUOVO DA DIRE SULLA CACCA-PUPÙ?

Secondo Ippocrate (460-370 a.C.) “Tutte le malattie hanno origine nell’intestino”.

De André ci ricorda che la Cacca-pupù è fonte di vita (“dal letame nascono i fiori”).

La ricerca invece ci dimostra che la Cacca-pupù è anche una possibile cura: si chiama Trapianto fecale o FMT (Fecal microbial trasplantation).

Pensandoci non è nemmeno così strano. Negli ultimi anni la scienza ci ha detto che il microbiota intestinale ha molteplici funzioni positive per il nostro organismo con cui convive felicemente per tutta la vita: ci protegge dai patogeni, ci aiuta a digerire il cibo, coopera con il sistema immunitario e tanto altro.

ALLORA SE PRENDIAMO IL MICROBIOTA INTESTINALE DI UN ORGANISMO E LO SPOSTIAMO IN UN ALTRO, COSA SUCCEDE?

Chi ha letto il mio primo articolo sul tema obesità, dove troverà anche la definizione di microbiota (Sono grasso…ma non è colpa mia!), si ricorderà che l’esperimento cardine che ha aperto gli occhi al mondo sul ruolo del microbiota è stato quello di Jeff Gordon nel 2006. Il ricercatore ha trapiantato il microbiota di una persona grassa in un topo sterile magro, che poi è diventato obeso. Il nuovo microbiota ha fatto ingrassare il topo!

Quindi gli scienziati si sono chiesti: se prendiamo il microbiota di una persona sana e lo spostiamo in una persona malata, cosa potrebbe succedere?

Ebbene, seppur la prima applicazione del trapianto fecale risalga alla medicina cinese 1700 anni fa, è solo nel 2013, in Olanda, che viene fatto il primo test clinico su larga scala. Il risultato? il 98% dei pazienti con infezione ricorrente di Clostridium difficile e con alta probabilità di morire, dopo pochi giorni dal trapianto è completamente guarito dall’infezione!

Possiamo trasferire le 1000-1500 specie di batteri che costituiscono il microbiota da una persona a un’altra? Possiamo trasferirne gli effetti benefici? La risposta quindi è si!! Possiamo quindi trasferire il microbiota e tutte le sue funzioni. Questa scoperta è rivoluzionaria e cambierà la vita di tutti noi.

Oggi sono in corso una serie di ricerche e test clinici che coinvolgono persone con diversi tipi di malattie, con l’obiettivo di capire quali di queste è possibile curare con il trapianto.

I primi studi ci dicono che non è tutto così facile come è stato per la ricerca olandese.

Se seguite il link (in inglese e molto completo) e inserite FMT vedrete che fermento si è creato sull’argomento: oltre 250 studi clinici (fase finale per arrivare al letto del paziente), oppure in italiano ma con dati solo per l’Italia. Si sta sperimentando su malattie intestinali (Colite ulcerosa, morbo di Crohn, intestino irritabile), su obesità, autismo, sindrome metabolica, depressione, tumori, trapianti di organo.

MA COME SI FA IL TRAPIANTO DI MICROBIOTA FECALE?

Le modalità sono molteplici ma sostanzialmente si introducono le feci del donatore sano nel malato, tramite una delle due aperture del sistema digerente. Vi fa schifo immagino, ma vi capitasse di stare veramente male sono quasi sicura che arrivereste a un compromesso…. Comunque state tranquilli, tanto per essere chiari, dalla bocca il trapianto fecale si effettua in genere attraverso l’ingestione di capsule.

Mi raccomando però, non fate da voi, anche se la rete è piena di tutorial per il DIY (Do It Yourself). Rivolgetevi sempre al vostro medico.

IL TRAPIANTO FECALE SI FA ANCHE IN ITALIA?

Si: il primo risale al 2013 e oggi viene eseguito in diversi ospedali a Roma, Padova, Milano, sia come trattamento del Clostridium difficile, che per ricerca. Lo scorso anno all’Ospedale Bambin Gesù sono stati fatti i primi trapianti anche su bambini. E dato il numero di applicazioni che si stanno esplorando è presumibile che diverrà un approccio molto diffuso nel prossimo futuro.

Per concludere, vorrei citare un lavoro scientifico di fine Settembre apparso su Science Translational Medicine, in cui il trapianto è stato fatto da un donatore eccezionale: il paziente stesso! Si tratta di AUTO-trapianto ed è stato fatto con l’obiettivo di ripristinare il microbiota di pazienti, che devono subire un lungo trattamento con antibiotici a largo spettro. Normalmente in questi pazienti il microbiota viene distrutto e non ritorna più come prima, contribuendo a indebolirli; ma anche in questo caso la procedura è stato un successo e il microbiota è stato ripristinato come era prima della cura.

Cacca-pupù, mi hai convinto, probabilmente mi salverai tu…..

Guarda questo interessantissimo video sull’argomento:

Biologa, cofondatrice ed ex-direttrice di BMR Genomics, spin-off dell’Università di Padova che si occupa di analisi del DNA. Ha lavorato in diversi laboratori di ricerca come biologa molecolare; ha contribuito alla creazione dei servizi sequenziamento DNA, di prima e seconda generazione, tra cui il servizio di analisi del microbioma.

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