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Era meglio quando stavamo peggio?

Biologo e Dottore di Ricerca in Biologia Molecolare e Cellulare, dopo alcuni anni di ricerca di base e applicata nelle Università di Parma e Pavia ho iniziato a lavorare per una grande multinazionale americana produttrice di strumentazione di ricerca e diagnostica che ha fornito, ai consorzi pubblico e privato, i sequenziatori di DNA che hanno permesso il sequenziamento del primo genoma umano. Dopo quasi 20 anni nel settore "Life Science" come specialista applicativo e poi come responsabile scientifico e marketing di team internazionali ho voluto mettere a disposizione le mie conoscenze per rendere più comprensibile il cambiamento del mondo della diagnostica e come questo è influenzato dalla ricerca.
Era meglio quando stavamo peggio? Posted on Gennaio 9, 2019Leave a comment
Biologo e Dottore di Ricerca in Biologia Molecolare e Cellulare, dopo alcuni anni di ricerca di base e applicata nelle Università di Parma e Pavia ho iniziato a lavorare per una grande multinazionale americana produttrice di strumentazione di ricerca e diagnostica che ha fornito, ai consorzi pubblico e privato, i sequenziatori di DNA che hanno permesso il sequenziamento del primo genoma umano. Dopo quasi 20 anni nel settore "Life Science" come specialista applicativo e poi come responsabile scientifico e marketing di team internazionali ho voluto mettere a disposizione le mie conoscenze per rendere più comprensibile il cambiamento del mondo della diagnostica e come questo è influenzato dalla ricerca.

Facciamo un piccolo salto indietro nel tempo, diciamo che torniamo all’inizio degli anni ’70 del secolo scorso. Siamo malati e ci rechiamo all’ospedale. Un infermiere ci riceve e dopo alcune domande sul nostro stato di salute ci chiede: “a quale mutua è iscritto?”

Gli over 50 si ricorderanno questa parola pronunciata dai propri genitori e nonni anche negli anni successivi quando la sanità era cambiata. La “mutua” era un argomento importante in famiglia e talvolta fonte di vanto per dimostrare il proprio rango sociale nelle discussioni con gli amici.

Ma vediamo meglio cosa si cela dietro la parola “mutua”.

Fino al 1948, non esisteva un diritto alla salute sancito proprio in quell’anno dall’articolo 32 della Costituzione Italiana che recita:

“La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività e garantisce cure gratuite agli indigenti.”

Bello, ma per altri dieci anni rimarranno solo parole. Infatti, è del 1958 la creazione del Ministero della Sanità che comincerà il lento cammino verso la costituzione di un Sistema Sanitario Nazionale.

Ma la “mutua” quando entra in gioco? In realtà, le Società di Mutuo Soccorso erano nate già a metà del 1800 come sistemi per garantire l’accesso alle cure delle società operaie. In breve si erano moltiplicate a dismisura e avevano anche cambiato la propria natura, infatti da strumento pensato a favore delle classi subalterne, erano diventate un mezzo per evidenziare le differenze sociali ed economiche. Come? Fornendo all’aderente a uno specifico ente mutualistico una protezione commisurata ai contributi versati e alla posizione ricoperta nel mercato del lavoro. La conseguenza di questo sistema era che solo una parte della popolazione era coperta dalla sanità e anche tra i beneficiari c’erano forti differenze nell’assistenza sanitaria. Indigenti, disoccupati, lavoratori a basso reddito e loro familiari, ovvero i soggetti più vulnerabili, erano proprio coloro che non avevano accesso alle cure.

Così, se ritorniamo alle prime righe di questo articolo, ora sappiamo che la domanda dell’infermiere sarebbe stata molto importante. Lo sanno bene gli Americani la cui sanità funziona prevalentemente con sistemi assicurativi e Trump vuole eliminare anche i pochi diritti attualmente in vigore.

Tornando all’Italia, nel 1978 con la legge 833 si istituisce il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) in cui la copertura sanitaria viene estesa a tutti e non più dipendente dal reddito e dai contributi. Un deciso passo avanti per un paese democratico. La legge pone pilastri solidi di uguaglianza, equità e generalizzazione dei servizi. Fino a quando…

Nel 1999, la legge 133 determina la soppressione nell’arco di tre anni del fondo sanitario nazionale (quello che garantiva la copertura della spesa sanitaria a tutti) e lascia alle Regioni il compito di finanziare il proprio servizio sanitario.

Avete capito bene: un Servizio Sanitario Nazionale dove ogni regione si auto-amministra.

Inoltre, nel 2001 ci sono ulteriori cambiamenti che portano a ridefinire i rapporti tra Stato e Regioni in senso federalistico e attribuiscono nuovi poteri e autonomia alle Regioni. E così siamo ai giorni nostri.

Qual è la conseguenza di un SSN su base regionale di questo tipo?

Principalmente frammentazione e disomogeneità dei servizi erogati nei diversi territori (tipicamente da Nord a Sud).

Questo non è il solo punto di debolezza del nostro SSN. Una chiara area di miglioramento è relativa al fatto che l’SSN è nato in un momento storico in cui si cercava principalmente di limitare la morte dei bambini nei primi anni di vita, ora la popolazione invecchia costantemente e il problema è la cronicizzazione delle malattie che impone un diverso approccio alla cura e all’assistenza (ne parlo in questo articolo sulla telemedicina).

In conclusione, a mio avviso, il nostro SSN non è affatto da buttare, tutt’altro, rimane tra i migliori al Mondo e abbiamo tanti centri di eccellenza che assicurano cure all’avanguardia e medici molto competenti (un esempio è in questo articolo sul cancro al pancreas). Si può senz’altro migliorare e un po’ di aiuto lo può dare ognuno di noi. Come? In tanti modi ma tanto per cominciare a fare qualcosa di concreto limitiamoci a un paio di consigli.

  • Attraverso la prevenzione (no fumo, poco alcool, più esercizio fisico, meno calorie ovvero controllare il proprio peso e meno zuccheri) per ridurre al minimo la probabilità di incorrere in una malattia (diabete, malattie cardiovascolari, tumore per citarne alcune);
  • Chiedendo al farmacista di darci un farmaco equivalente o generico che costa meno in quanto il principio attivo non è più coperto da brevetto e quindi spendiamo meno risorse del SSN.

 

In questo video un breve riassunto della nascita del Servizio Sanitario Nazionale. Buona visione!

Biologo e Dottore di Ricerca in Biologia Molecolare e Cellulare, dopo alcuni anni di ricerca di base e applicata nelle Università di Parma e Pavia ho iniziato a lavorare per una grande multinazionale americana produttrice di strumentazione di ricerca e diagnostica che ha fornito, ai consorzi pubblico e privato, i sequenziatori di DNA che hanno permesso il sequenziamento del primo genoma umano. Dopo quasi 20 anni nel settore "Life Science" come specialista applicativo e poi come responsabile scientifico e marketing di team internazionali ho voluto mettere a disposizione le mie conoscenze per rendere più comprensibile il cambiamento del mondo della diagnostica e come questo è influenzato dalla ricerca.

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