Autismo, genetica e il gene CAPG Posted on Aprile 3, 20194 Comments

Non molto tempo fa abbiamo scritto un articolo che raccoglieva tutto ciò che c’è da sapere sulla mancanza di correlazione tra vaccinazioni e autismo (leggi qui). Una storia nata 20 anni fa che sembrava non dovesse finire mai ma che invece ha trovato il suo epilogo. Nel frattempo, i ricercatori non si sono fermati e hanno indagato altre cause.

Una delle collaboratrici di Science4life, la Prof.ssa Patrizia Zavattari (qui il precedente articolo), è da molti anni attiva nel campo della ricerca delle cause genetiche dell’autismo o meglio del disturbo dello spettro autistico (ASD) e ce ne parlerà in questo articolo.

Prof.ssa Zavattari, quando ha iniziato a interessarsi alle cause genetiche dell’autismo?

Me ne occupo da diversi anni e i risultati che ho recentemente pubblicato derivano da uno studio iniziato nel 2010 e che sono stati presentati per la prima volta al Congresso Europeo di Genetica Umana del 2015. A Febbraio di quest’anno, gli sviluppi degli studi del mio gruppo di ricerca sono culminati nella pubblicazione su un’importante rivista scientifica internazionale: Journal of Clinical Medicine.

Che cosa avete scoperto?

Innanzitutto, bisogna dire che sono stati individuati moltissimi geni, oltre 800 tra geni e loci, che predispongono al disturbo dello spettro autistico. Tuttavia, il contributo di ciascun gene al rischio di sviluppare ASD è molto basso ed è quindi molto difficile dire quale di queste alterazioni genetiche è sicuramente responsabile della patologia. Un elemento importante è però che molti di questi geni sono coinvolti nella funzione sinaptica.

Ci spieghi meglio che cosa è la “funzione sinaptica”.

Si tratta di una funzione che consente la trasmissione di informazioni tra neuroni e tra i neuroni e altre cellule come le cellule muscolari, sensoriali e altre. E’ quindi una funzione importantissima per lo sviluppo neurologico e non sorprende che i geni che sono coinvolti nella funzione sinaptica, in particolare quelli che consentono la trasmissione tra neuroni, qualora siano alterati, predispongano all’ASD.

Come è possibile individuare il gene o i geni maggiormente responsabili dell’ASD tra così tanti candidati?

E’ molto difficile, ma lo studio di particolari popolazioni ci può essere d’aiuto. Ad esempio lo studio della popolazione sarda ha spesso dato grandi contributi in quanto le popolazioni che vivono su un’isola tendono ad essere più simili tra loro nel corredo genetico e quindi si possono trovare più facilmente dei tratti genetici ricorrenti. Certo, ora per motivi di lavoro o studio è molto facile che i sardi emigrino e si sposino con persone di altre regioni, tuttavia esistono ancora molte persone, soprattutto nelle zone rurali, che vivono da moltissime generazioni nello stesso posto e che spesso si sono sposate con persone di paesi limitrofi. Perciò, studiando alcune famiglie sarde nelle quali purtroppo c’era più di un figlio affetto da ASD, siamo stati in grado di identificare una mutazione comprendente il gene CAPG (Capping Actin Protein Gelsolin). Questo gene, è coinvolto nella funzione sinaptica di cui abbiamo detto prima e quindi rientra tra quegli 800 geni che contribuiscono al rischio di manifestazione dell’ASD.

Potete quindi dire di avere trovato il gene fondamentale?

Non esattamente, purtroppo. Ma CAPG si è dimostrato dai nostri studi essere uno dei protagonisti dello scenario dell’ASD in quanto sia quando presenta la mutazione che in altre forme non mutate ma nelle quali il livello di CAPG è basso, si riscontra l’autismo.

Quali vantaggi porta sapere che CAPG è associato all’autismo?

Il più grande vantaggio è quello di poter eseguire una diagnosi precoce di ASD nei pazienti con carenza di CAPG e dare la possibilità a queste famiglie di sostenere prima possibile il percorso terapeutico a beneficio del bambino. La strada è ancora lunga ed è per questo che ci proponiamo di effettuare uno screening su larga scala per avere dei dati statistici più robusti e per poter individuare quali possano essere le cause di alterazioni di CAPG non derivanti dalla mutazione genica.

Concludo dicendo che la ricerca italiana, nonostante le difficoltà soprattutto economiche nelle quali si trova, produce risultati di eccellenza e come in questo caso contribuisce a fare luce su una patologia difficilissima da studiare.

4 comments

  1. Estremamente interessante anche se, ovviamente, non conclusivo. Certo, la possibilità di correlare il basso livello di CAPG con l’alta probabilità (o certezza?) di andare incontro ad uno scenario ASD positivo, rappresenta un primo passo importante per ulteriori approfondimenti.

    1. Caro Roberto,
      per ora non abbiamo certezze ma forti evidenze che la correlazione tra bassi livelli di espressione di CAPG ed alto rischio di ASD sia genuina e robusta (non solo a livello di trascritto ma anche proteico). E vista la funzione di CAPG, il nesso non è affatto forzato.
      Ma nessun carattere genetico predisponente per ASD è atteso avere penetranza completa, così come CAPG, che però pare giochi un ruolo da protagonista. La stessa regione genomica è stata trovata implicata nel ASD in diverse popolazioni (canadese e tunisina, oltre che in quella italiana), e noi abbiamo dimostrato non solo l’associazione genetica ma l’implicazione funzionale.
      Ovviamente altre regioni genomiche concorreranno, noi stessi suggeriamo anche il probabile coinvolgimento di VDAC3 mutato.
      Ma se in una casistica più ampia verrà dimostrato che un deficit di CAPG si associa ad ASD, potrebbe essere molto importante individuare precocemente i soggetti che dovessero presentare tale carenza.

  2. Molto interessante. Alcuni studi recenti hanno suggerito relazioni con fattori ambientali. Sarebbe di grande interesse valutare l’interazione Tra il polimorfismo CAPG e questi fattori ambientali. Parliamone. Gigi Cocco

    1. Grazie Gigi,
      assolutamente d’accordo. Col DICAAR abbiamo alcuni dati preliminari su alcuni fattori ambientali permissivi che potrebbero interagire con i fattori genetici predisponenti.
      Più che disponibile per parlarne e collaborare. Patrizia

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