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Migranti e tubercolosi: malattie infettive in aumento?

Biologo e Dottore di Ricerca in Biologia Molecolare e Cellulare, dopo alcuni anni di ricerca di base e applicata nelle Università di Parma e Pavia ho iniziato a lavorare per una grande multinazionale americana produttrice di strumentazione di ricerca e diagnostica che ha fornito, ai consorzi pubblico e privato, i sequenziatori di DNA che hanno permesso il sequenziamento del primo genoma umano. Dopo quasi 20 anni nel settore "Life Science" come specialista applicativo e poi come responsabile scientifico e marketing di team internazionali ho voluto mettere a disposizione le mie conoscenze per rendere più comprensibile il cambiamento del mondo della diagnostica e come questo è influenzato dalla ricerca.
Migranti e tubercolosi: malattie infettive in aumento? Posted on Aprile 17, 2019Leave a comment
Biologo e Dottore di Ricerca in Biologia Molecolare e Cellulare, dopo alcuni anni di ricerca di base e applicata nelle Università di Parma e Pavia ho iniziato a lavorare per una grande multinazionale americana produttrice di strumentazione di ricerca e diagnostica che ha fornito, ai consorzi pubblico e privato, i sequenziatori di DNA che hanno permesso il sequenziamento del primo genoma umano. Dopo quasi 20 anni nel settore "Life Science" come specialista applicativo e poi come responsabile scientifico e marketing di team internazionali ho voluto mettere a disposizione le mie conoscenze per rendere più comprensibile il cambiamento del mondo della diagnostica e come questo è influenzato dalla ricerca.

Piuttosto frequentemente leggiamo sui giornali o ascoltiamo alla televisione commenti a proposito dell’aumento di malattie infettive importate dai migranti. Ma quanto c’è di vero in queste affermazioni?

Recentemente sono stati fatti alcuni studi in Italia e all’estero per capire se davvero i migranti portano un aumento delle malattie infettive e in particolare la tubercolosi.

Di migranti e tubercolosi se ne è parlato anche al Congresso Europeo di Microbiologia Clinica e Malattie Infettive (ECCMID) che si è tenuto ad Amsterdam dal 13 al 16 Aprile. Uno studio condotto in Danimarca ha dimostrato che l’incidenza della tubercolosi nei migranti è più alta rispetto a quella che si trova nella popolazione locale. Nella sessione dedicata alle domande, un ricercatore italiano, coautore di uno studio di cui parlerò dopo, ha confermato l’osservazione.

Questa affermazione potrebbe subito far pensare che i migranti effettivamente portino la tubercolosi in Europa e in Italia, tuttavia, approfondendo i dati, come normalmente fanno gli esperti, si scoprono cose alquanto diverse.

MA DAVVERO LA TUBERCOLOSI È TORNATA A DIFFONDERSI A CAUSA DEI MIGRANTI?

I dati ci dicono che sul lungo periodo l’incidenza della malattia è drasticamente in calo in Italia. Infatti, si è passati dai 12.000 casi del 1955 ai 4.000 circa del 2016.
In media ogni anno il numero di pazienti a cui viene diagnosticata la tubercolosi cala dell’1,8%.

MA ALLORA I MIGRANTI CHE INCIDENZA HANNO?

Poca, molto poca visto che aumenta anche il numero di stranieri in Italia e quindi se i casi di tubercolosi nel 2006 erano 84 ogni 100.000 stranieri, nel 2016 erano 44.

Come anticipato, a Ottobre del 2018 è stato pubblicato su “Travel Medicine and Infectious Disease” un articolo scientifico scritto da ricercatori dell’Università di Brescia, Roma e Milano nel quale sono stati analizzati gli ultimi dati epidemiologici disponibili, ovvero del biennio 2015-2016.

Questi dati dicono che dei 2567 richiedenti asilo che sono stati sottoposti ad analisi per la tubercolosi, 62, ovvero il 2,4% presentavano i sintomi ed è stato riscontrato il batterio (per la precisione il Mycobacterium tuberculosis).

Vuol dire che la probabilità che un migrante abbia la tubercolosi è 100 volte più alta rispetto a un cittadino italiano.

QUESTO GIUSTIFICA UN ALLARME EPIDEMIA O CI DEVE FAR SENTIRE IN PERICOLO?

Assolutamente no, come chiarisce l’articolo dei ricercatori italiani e come dice anche l’Istituto Superiore di Sanità, infatti, la tendenza complessiva della presenza della tubercolosi in Italia è in costante diminuzione, come già detto, dell’1,8% all’anno.

COME AL SOLITO PREVENZIONE CON DIAGNOSI PRECOCI

Gli stessi ricercatori fanno però anche un’altra osservazione, ovvero si rende necessario sviluppare un sistema di screening per la tubercolosi che copra tutti i migranti in modo da poterli curare al meglio e al più presto e ridurre i rischi connessi a una malattia infettiva non trattata.

Quindi una diagnosi precoce unita a una registrazione accurata e condivisa dei casi sarebbe di grande aiuto per verificare anche in un secondo momento la presenza della così detta infezione latente da tubercolosi.

Biologo e Dottore di Ricerca in Biologia Molecolare e Cellulare, dopo alcuni anni di ricerca di base e applicata nelle Università di Parma e Pavia ho iniziato a lavorare per una grande multinazionale americana produttrice di strumentazione di ricerca e diagnostica che ha fornito, ai consorzi pubblico e privato, i sequenziatori di DNA che hanno permesso il sequenziamento del primo genoma umano. Dopo quasi 20 anni nel settore "Life Science" come specialista applicativo e poi come responsabile scientifico e marketing di team internazionali ho voluto mettere a disposizione le mie conoscenze per rendere più comprensibile il cambiamento del mondo della diagnostica e come questo è influenzato dalla ricerca.

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