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Cancro al colon-retto, microbiota e nuove tecniche diagnostiche

Biologo e Dottore di Ricerca in Biologia Molecolare e Cellulare, dopo alcuni anni di ricerca di base e applicata nelle Università di Parma e Pavia ho iniziato a lavorare per una grande multinazionale americana produttrice di strumentazione di ricerca e diagnostica che ha fornito, ai consorzi pubblico e privato, i sequenziatori di DNA che hanno permesso il sequenziamento del primo genoma umano. Dopo quasi 20 anni nel settore "Life Science" come specialista applicativo e poi come responsabile scientifico e marketing di team internazionali ho voluto mettere a disposizione le mie conoscenze per rendere più comprensibile il cambiamento del mondo della diagnostica e come questo è influenzato dalla ricerca.
Cancro al colon-retto, microbiota e nuove tecniche diagnostiche Posted on Maggio 2, 2019Leave a comment
Biologo e Dottore di Ricerca in Biologia Molecolare e Cellulare, dopo alcuni anni di ricerca di base e applicata nelle Università di Parma e Pavia ho iniziato a lavorare per una grande multinazionale americana produttrice di strumentazione di ricerca e diagnostica che ha fornito, ai consorzi pubblico e privato, i sequenziatori di DNA che hanno permesso il sequenziamento del primo genoma umano. Dopo quasi 20 anni nel settore "Life Science" come specialista applicativo e poi come responsabile scientifico e marketing di team internazionali ho voluto mettere a disposizione le mie conoscenze per rendere più comprensibile il cambiamento del mondo della diagnostica e come questo è influenzato dalla ricerca.

Il cancro al colon-retto si sviluppa a partire da gruppi di cellule che proliferano in maniera incontrollata e sono localizzate nella parete interna della parte finale dell’apparato digerente. Rappresenta il secondo tumore più frequentemente diagnosticato sia nella popolazione italiana femminile che maschile. Inoltre, sul totale dei tumori, con esclusione dei tumori della cute, rappresenta il 15% come riportato dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM). Si tratta quindi di una patologia molto importante da studiare e curare.

Sappiamo bene che prima di curare è necessario effettuare una diagnosi in modo che il medico possa scegliere la migliore terapia. Abbiamo già trattato il tema della diagnosi del tumore al colon-retto su Science4life con un articolo della Prof.ssa Zavattari dal titolo “Cancro al colon-retto e innovazioni diagnostiche”.

Recentemente sono stati fatti altri studi indirizzati all’individuazione di nuove tecniche diagnostiche. Questi studi sono stati condotti da alcuni ricercatori italiani che hanno individuato una forte correlazione tra il microbiota/microbioma e la presenza del carcinoma al colon-retto.

Anche del microbiota/microbioma abbiamo parlato estesamente su Science4Life (leggi qui) e sappiamo che la popolazione di microorganismi con la quale conviviamo influenza fortemente il nostro stato di salute mentre noi influenziamo il microbiota attraverso il nostro stile di vita e l’alimentazione. Insomma, tutto è correlato e si influenza reciprocamente e apre nuovi scenari che fanno comprendere meglio quali terapie utilizzare per la cura e la prevenzione di patologie gravi, compreso il cancro.

Ma torniamo all’interazione microbiota e tumore al colon-retto.

La ricerca pubblicata recentemente su Nature Medicine, è frutto della collaborazione tra un gruppo di ricercatori dell’Università di Trento, coordinati dal Prof. Segata che è responsabile del laboratorio di Metagenomica computazionale, il gruppo di ricerca del dott. Naccarati dell’Istituto Italiano per la Medicina Genomica (IIGM) di Torino, la Clinica Santa Rita di Vercelli e l’Istituto Europeo di Oncologia (IEO). In altre parole centri di ricerca e cura di assoluta eccellenza in Italia.

Partendo dall’ipotesi che la genesi e l’evoluzione di un tumore al colon-retto potesse essere in correlazione con la popolazione batterica intestinale, i gruppi di ricerca hanno analizzato i dati presenti nelle banche dati per un totale di circa 1000 campioni fecali.

Quale era l’obiettivo della ricerca?

L’obiettivo era quello di identificare dei microorganismi che fossero sempre presenti nei campioni di feci di pazienti con cancro al colon-retto. Grazie a questo studio, sono stati identificati un insieme di batteri con questa caratteristica e vengono definiti “marcatori” del carcinoma. Inoltre, questi marcatori sono stati trovati in ben nove popolazioni a livello mondiale e questo rappresenta un altro risultato molto importante perché vuol dire che i marcatori possono essere utilizzati su una popolazione eterogena come sta diventando ad esempio la popolazione italiana.

Qual è il valore pratico di questa scoperta?

Il più importante valore è rappresentato dall’aver confermato la correlazione tra il microbiota intestinale e il cancro al colon-retto e l’aver identificato dei marcatori. Questo è fondamentale per poter sviluppare un sistema di screening non invasivo che si basa sulla semplice analisi delle feci. In questo momento, lo sanno bene gli ultra cinquantenni, lo strumento adottato dal nostro Sistema Nazionale Sanitario è lo screening del sangue occulto delle feci che viene offerto gratuitamente a tutti dopo i cinquant’anni. I limiti di questo strumento sono dati dal fatto che il sangue si rileva se ci sono delle lesioni, ovvero se il tumore ha già iniziato il suo corso e ha provocato dei danni. Utilizzando dei marcatori della flora batterica intestinale invece si può fare una diagnosi molto più precoce e quindi intervenire con la migliore terapia prima che il tumore si sviluppi in maniera preoccupante.

In questo video lo stesso Prof. Segata spiega i benefici dello screening basato sui microorganismi intestinali.

Biologo e Dottore di Ricerca in Biologia Molecolare e Cellulare, dopo alcuni anni di ricerca di base e applicata nelle Università di Parma e Pavia ho iniziato a lavorare per una grande multinazionale americana produttrice di strumentazione di ricerca e diagnostica che ha fornito, ai consorzi pubblico e privato, i sequenziatori di DNA che hanno permesso il sequenziamento del primo genoma umano. Dopo quasi 20 anni nel settore "Life Science" come specialista applicativo e poi come responsabile scientifico e marketing di team internazionali ho voluto mettere a disposizione le mie conoscenze per rendere più comprensibile il cambiamento del mondo della diagnostica e come questo è influenzato dalla ricerca.

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