Il cancro al seno è una patologia tipicamente femminile e credo che tutti siano d’accordo su questa affermazione, ma nel caso delle malattie cardiovascolari è opinione comune che siano patologie prevalentemente maschili. Ma è proprio così?

Una fonte autorevole, la Società Europea di Cardiologia (ESC), ha recentemente pubblicato dei dati che mostrano che il 51% delle donne muore per cause cardiovascolari mentre solo il 3% sono vittime del cancro al seno (leggi qui). Analizzando i dati ancora più nel dettaglio, si vede che nel 2012 i decessi per infarto e ictus in Italia sono stati 37mila nelle donne e 24mila nei maschi, ovvero sono morte 13mila donne in più rispetto agli uomini. I dati sono di 7 anni fa e le stime attuali confermano il trend.

Ma perché questa differenza e percezione lontana dalla realtà dei fatti?

Ci sono dei motivi storici: le malattie cardiovascolari e l’infarto in particolare è associato all’uomo per l’intensa attività fisica e sportiva. E motivi di diagnosi: i sintomi nella donna sono diversi e spesso le donne sono sotto-diagnosticate e sotto-trattate. Nelle donne l’infarto può manifestarsi con sintomi quali nausea, vomito, difficoltà di respiro, dolore alla mascella, stanchezza e palpitazioni. Nell’uomo i sintomi classici sono il dolore toracico costrittivo retro sternale che si irradia all’interno del braccio sinistro e il dolore allo stomaco come se non si avesse digerito.

Ma le differenze tra uomini e donne sono anche molte altre. Possiamo citare le ben note malattie dell’apparato uro-genitale a carico di utero e ovaie che sono chiaramente femminili, ma ci sono molte altre patologie che hanno incidenza e mortalità superiori nelle donne rispetto agli uomini. Facciamo alcuni esempi:

  • Le malattie cardiovascolari, come abbiamo già detto;
  • Le malattie neurologiche (cefalea e depressione);
  • Le patologie del sistema immunitario (sclerosi multipla e artrite reumatoide);
  • Le malattie autoimmuni della tiroide e la sclerodermia che presentano una frequenza da 7 a 10 volte più elevata nelle donne rispetto agli uomini;
  • L’Alzheimer e la demenza che colpiscono il doppio delle donne dopo i 65 anni rispetto ai coetanei maschi.
  • E altre patologie che si possono trovare nei Quaderni del Ministero della Salute.

Questa maggiore incidenza e gravità di alcune patologie nelle donne rispetto agli uomini non va però di pari passo con i farmaci e il loro studio. Infatti, ritornando all’esempio delle malattie cardiovascolari, gli studi epidemiologici sono fatti nel 70-80% dei casi su uomini. La sperimentazione di nuovi farmaci in genere inizia su modelli animali maschili e si conclude con i così detti trial clinici nei quali sono arruolati quasi solo uomini. Perché? I motivi risiedono nel fatto che il ciclo mestruale della donna complicherebbe lo studio e farebbe aumentare i costi, inoltre, una eventuale gravidanza costringerebbe all’interruzione dei test e ad affrontare problemi etici che riguarderebbero la salute del nascituro.

Ma sviluppare un farmaco testandolo solo sugli uomini incide sulla sua efficacia?

Certamente. Ad esempio, la dimensione degli organi e la diversa concentrazione degli enzimi sono in grado di cambiare l’efficacia delle cure. Inoltre, la donna ha una massa grassa superiore mediamente del 25% all’uomo di pari età e anche questo incide sul metabolismo del farmaco. Gli ormoni sono molto diversi tra uomini e donne e questo incide molto sullo smaltimento del farmaco, soprattutto nelle donne in menopausa, in gravidanza o durante il ciclo mestruale. In altre parole, la donna si potrebbe trovare ad assumere tropo farmaco o troppo poco con conseguenze non sempre prevedibili o monitorabili da parte del medico.

E’ ragionevole pensare a una medicina di genere?

Assolutamente sì, infatti anche le Università si stanno muovendo e attualmente esistono in Europa 5 Università che hanno istituito questo percorso formativo nel corso di Laurea in Medicina. Una di queste Università si trova a Padova e nel 2018 anche l’Università di Firenze ha attivato un Master di II livello.

Oltre alla formazione è necessario pensare anche ai costi associati alla medicina di genere, tuttavia i dati dell’Agenzia del Farmaco (AIFA), mostrano che le donne nel 2017 hanno consumato più farmaci degli uomini e hanno anche mostrato una reazione avversa da farmaco che è quasi doppia rispetto agli uomini, infatti il 60% dei ricoveri femminili in ospedale è imputabile agli effetti avversi delle medicine.

In conclusione, le donne non sono semplici copie degli uomini come i bambini non sono piccoli adulti e gli anziani adulti diversamente giovani, perciò, sulla strada della medicina di precisione e personalizzata, occorre sempre più entrare nel dettaglio di ogni singola patologia e adottare un approccio specifico per età e sesso.

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I've always been passionate about science and have a Degree in Biological Sciences and a PhD in Molecular and Cellular Biology. After six years of basic and applied research, I joined the company that provided the DNA sequencers that led Celera Genomics to complete the sequencing of the first human genome shortly before the same result was achieved by the "Human Genome Project" international public consortium. Subsequently, I became interested in human and animal diagnostics, and the development of molecular techniques from research-to-clinic. Science4Life represents the next stage of my personal journey, a stage in which I will make my experience and knowledge accessible to everyone.

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