Posted in Featured Informazione medico scientifica Oncologia

Abbronzarsi al sole: quando fa male alla pelle?

Biologo e Dottore di Ricerca in Biologia Molecolare e Cellulare, dopo alcuni anni di ricerca di base e applicata nelle Università di Parma e Pavia ho iniziato a lavorare per una grande multinazionale americana produttrice di strumentazione di ricerca e diagnostica che ha fornito, ai consorzi pubblico e privato, i sequenziatori di DNA che hanno permesso il sequenziamento del primo genoma umano. Dopo quasi 20 anni nel settore "Life Science" come specialista applicativo e poi come responsabile scientifico e marketing di team internazionali ho voluto mettere a disposizione le mie conoscenze per rendere più comprensibile il cambiamento del mondo della diagnostica e come questo è influenzato dalla ricerca.
Abbronzarsi al sole: quando fa male alla pelle? Posted on Luglio 29, 20193 Comments
Biologo e Dottore di Ricerca in Biologia Molecolare e Cellulare, dopo alcuni anni di ricerca di base e applicata nelle Università di Parma e Pavia ho iniziato a lavorare per una grande multinazionale americana produttrice di strumentazione di ricerca e diagnostica che ha fornito, ai consorzi pubblico e privato, i sequenziatori di DNA che hanno permesso il sequenziamento del primo genoma umano. Dopo quasi 20 anni nel settore "Life Science" come specialista applicativo e poi come responsabile scientifico e marketing di team internazionali ho voluto mettere a disposizione le mie conoscenze per rendere più comprensibile il cambiamento del mondo della diagnostica e come questo è influenzato dalla ricerca.

E’ tempo di vacanze e per tanti è anche tempo di stare più tempo all’aperto, al mare o in montagna! Inevitabilmente, sia che si stia comodamente sdraiati su un lettino in spiaggia, sia che si cammini per ripidi sentieri, ci si abbronza e talvolta si rischia di scottarsi.

Esporsi al sole fa sicuramente bene all’umore, infatti le statistiche dicono che i suicidi avvengono prevalentemente in inverno, tuttavia l’eccessiva esposizione ai raggi UV non fa bene.

Cominciamo a dire cosa succede alla nostra pelle quando ci abbronziamo

L’abbronzatura è il modo in cui il nostro corpo si difende dal sole. Tutto merito della melanina prodotto da particolari cellule chiamate melanociti. La melanina è un pigmento che ha il compito di proteggerci dai raggi UV. Esistono due tipi di melanine, l’eumelanina che è tipica delle persone con capelli scuri e la feomelanina che è presente in chi ha capelli rossi. I biondi hanno entrambi le melanine. E’ abbastanza intuibile che la eumelanina è quella che protegge di più e infatti viene prodotta più rapidamente dal nostro organismo.

Quali sono i rischi che si corrono quando ci si espone troppo al sole?

Anche se siamo dotati di una buona dose di melanina, esporsi troppo a lungo al sole e farlo senza protezioni (creme solari ad alta protezione nei primi giorni e poi a protezione media) è uno dei principali fattori di rischio per lo sviluppo dei tumori meno aggressivi, chiamati carcinomi baso e spinocellulari. Tuttavia, in alcuni casi si può sviluppare anche un melanoma, che è un tumore più aggressivo ma che necessita non solo dell’esposizione al sole ma anche di fattori di ereditarietà (genetici) e di caratteristiche personali (presenza di nei, lentiggini, fototipo, ecc…).

Come possiamo riconoscere ad esempio se un neo in seguito a esposizione solare può diventare potenzialmente pericoloso? L’American Academy of Dermatology, suggerisce un breve alfabeto:

  1. – Assimetria La forma irregolare del neo o di altra forma particolare della pelle suggerisce una visita dal dermatologo
  2. – Bordi I margini dei melanomi sono spesso frastagliati
  3. – Colore Un neo normale è uniforme come colore
  4. – Dimensione L’aumentare del neo in tempi brevi (pochi mesi) e anche dello spessore non è da sottovalutare
  5. – Evoluzione Il neo è stabile nella sua forma, colore e dimensione, al massimo evolve in molti anni. Se cresce o cambia colore in pochi mesi suggerisce un controllo dal dermatologo.

Ma non è solo la pelle che può essere danneggiate dall’eccessiva esposizione al sole. Bisogna fare attenzione anche alla vista. Infatti la fotocheratite e la fotocongiuntivite, possono essere paragonate a una vera e propria scottatura degli occhi e possono essere molto dolorose.

In ultimo, altri effetti nocivi dell’eccessiva esposizione solare, sono il precoce invecchiamento della pelle, con perdita progressiva di elasticità e dell’idratazione. Infatti il sole causa la degenerazione di due importanti proteine, l’elastina e il collagene, che danno sostegno ed elasticità alla pelle. La loro degenerazione causa l’effetto “lupo di mare” con rughe e pieghe d’espressione più visibili. Questi effetti non sono soltanto estetici ma sembrano essere correlati con l’aumento del rischio di infezioni della pelle di tipo virale, batterico e fungino.

Con tutto questo non voglio certamente allarmare troppo le persone ma senz’altro la parola d’ordine è PREVENZIONE.

Quali sono perciò le regole per abbronzarsi senza rischi?

  • I primi giorni conviene sempre proteggersi con una crema solare ad alta protezione, soprattutto se si ha la pelle chiara, occhi azzurri, capelli biondi o rossi.
  • Spalmare la crema almeno quindici minuti prima di esporsi al sole, la pelle la deve assorbire e spalmarla nuovamente ogni due ore.
  • Non usare residue di vecchie creme solari e utilizzare solo quelle che riportano sull’etichetta che sono state testate per la fotosensibilità.
  • Non esporsi al sole nelle ore più calde e se proprio è necessario farlo, proteggersi con abbigliamento chiaro, cappellino e non dimentichiamo gli occhiali da sole.
  • Non addormentarsi al sole, è piacevole ma molto pericoloso in quanto il tempo passa e non ce ne accorgiamo!

In conclusione, abbronziamoci ma con la testa!

Biologo e Dottore di Ricerca in Biologia Molecolare e Cellulare, dopo alcuni anni di ricerca di base e applicata nelle Università di Parma e Pavia ho iniziato a lavorare per una grande multinazionale americana produttrice di strumentazione di ricerca e diagnostica che ha fornito, ai consorzi pubblico e privato, i sequenziatori di DNA che hanno permesso il sequenziamento del primo genoma umano. Dopo quasi 20 anni nel settore "Life Science" come specialista applicativo e poi come responsabile scientifico e marketing di team internazionali ho voluto mettere a disposizione le mie conoscenze per rendere più comprensibile il cambiamento del mondo della diagnostica e come questo è influenzato dalla ricerca.

3 comments

    1. Sono contento che gli articoli siano apprezzati e grazie per i complimenti! Se hai domande sugli argomenti che tratto in Science4life non hai che da chiedere e cercheremo di approfondire.

    2. Ora ci fermiamo per un paio di settimane ma poi ricominciamo con gli articoli settimanali e ci saranno novità dai prossimi congressi, soprattutto da quello di Virologia di Copenhagen. Buone letture!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *