“Mi dispiace, lei non si è curato ignorando i consigli di Google Doctor, non possiamo rinnovarle l’assicurazione sanitaria.”

Questo è quello che potremmo sentirci dire tra venti o trent’anni quando i sensori biometrici saranno sviluppati a tal punto da monitorare i nostri parametri vitali ogni secondo della giornata e quando probabilmente in nostro sistema sanitario non sarà più pubblico. Esistono già sensori sofisticati che servono a tenere sotto controllo malati cronici appena dimessi ma vengono utilizzati solo per pochi giorni poiché non siamo strutturati in modo da poter seguire per un lungo periodo di tempo i pazienti fuori dall’ospedale, ma ci arriveremo (leggi qui per approfondimenti).

Come sarà possibile?

Stiamo accumulando tantissimi dati sulla salute delle persone, i così detti Big Data (qui spiego cosa sono) e presto verranno integrati nel sistema sanitario e soprattutto potrebbero essere resi disponibili ad altri oltre che ai dottori che ci hanno in cura.

Gli algoritmi dei Big Data potranno misurare il nostro stato di salute (glicemia, frequenza cardiaca, peso, pressione sanguigna e tanti altri parametri) e ci potranno consigliare la dieta e l’attività fisica da fare fino allo stile di vita (ore di sonno, qualità del materasso, postura, cure termali e così via). Ovviamente non saranno solo consigli ma delle vere e proprie offerte commerciali, d’altra parte non accade già quando entriamo in internet e facciamo una ricerca? Subito dopo, qualsiasi pagina visitiamo veniamo inseguiti dai banner pubblicitari collegati con la ricerca precedente. Questo è quanto permette di fare Google e presto lo farà anche per la salute. Google Doctor è un nome di fantasia ma forse neanche tanto visti gli investimenti che Google sta facendo nel settore della salute (leggi qui per approfondimenti) con colossi della farmaceutica come Sanofi.

Fra trent’anni, non è difficile ipotizzare che il sequenziamento completo del genoma di ognuno di noi sarà probabilmente fatto alla nascita per predire le probabilità di manifestare una malattia genetica (qui ulteriori informazioni). . Perciò, l’integrazione dei dati del momento, ovvero i dati biometrici raccolti giornalmente, con quelli innati, ovvero i dati genetici, elaborati dall’algoritmo dei Big Data, consentiranno di determinare quando una malattia stagionale come l’influenza avrà inizio così come predire con esattezza l’insorgere di un cancro o di una malattia degenerativa come il Parkinson o una malattia autoimmune.

Quali saranno le conseguenze di questo progresso?

Godremo del miglior sistema sanitario della storia, probabilmente privato a causa dei costi e della qualità di innovazione. Ci sarà la possibilità di prevenire molte patologie o stati di malessere con diagnosi precoci di malattie che possano generare dolore o portare alla disabilità. Questo è il lato positivo, tuttavia dobbiamo essere consapevoli anche che verremo continuamente monitorati e poiché il corpo umano non è perfetto saremo sempre “malati”, ovvero ci sarà sempre qualcosa che l’algoritmo dei Big Data troverà migliorabile e ci consiglierà un integratore, una visita specialistica, una consulenza psicologica, un farmaco. Inoltre, potremmo cadere nella trappola dell’eccesso di diagnosi non fidandoci più delle capacità innate del nostro corpo di combattere le malattie e guarire autonomamente.

In ultimo, se dovessimo ignorare i consigli di Google Doctor, ad esempio che ci dirà di dimagrire o di smettere di fumare per evitare di aumentare il rischio di diabete, cancro o infarto, la nostra assicurazione sanitaria potrebbe interrompersi.

Scenario da Grande Fratello? Forse. E’ già realtà il fatto che Google sappia o cerchi di sapere cosa vogliamo, cosa ci piace e cosa potremmo comprare. Che cosa impedirà a Google di non farlo anche nell’ambito sanitario? D’altra parte ha già iniziato a collaborare con le aziende farmaceutiche!

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Biologo e Dottore di Ricerca in Biologia Molecolare e Cellulare, dopo alcuni anni di ricerca di base e applicata nelle Università di Parma e Pavia ho iniziato a lavorare per una grande multinazionale americana produttrice di strumentazione di ricerca e diagnostica che ha fornito, ai consorzi pubblico e privato, i sequenziatori di DNA che hanno permesso il sequenziamento del primo genoma umano. Dopo quasi 20 anni nel settore "Life Science" come specialista applicativo e poi come responsabile scientifico e marketing di team internazionali ho voluto mettere a disposizione le mie conoscenze per rendere più comprensibile il cambiamento del mondo della diagnostica e come questo è influenzato dalla ricerca.

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