Cosa ci viene in mente quando sentiamo parlare di Orologio Biologico?

Possiamo dire che ci sono due aspetti importanti quando si parla di orologi biologici:

  • i ritmi circadiani
  • la voglia di maternità della donna

Per quanto riguarda i ritmi circadiani, sappiamo che regolano il ripetersi ciclico di moltissime funzioni biologiche, tra cui l’alternarsi tra sonno e veglia. Sono stati e sono tuttora molto studiati per vari motivi tra cui i viaggi nello spazio. Ricordo che nell’ormai lontano 1987, un quasi mio compaesano (era di Senigallia), Maurizio Montalbini, per conto della NASA rimase 210 giorni in una cavità delle Grotte di Frasassi (qui qualche informazione sulla sua vita). Era il record mondiale di isolamento e rappresentò all’epoca un importante tassello negli studi che condussero poi alle lunghe permanenze nella Stazione Spaziale Internazionale.

La voglia di maternità della donna non l’ho mai sperimentata di persona. Testimonianze dirette dicono che i cambiamenti ormonali portino a spinte psicologiche di grossa portata e per fortuna, altrimenti rischieremmo di estinguerci!

In questo articolo però vorrei parlare di ringiovanimento dell’orologio biologico.

Ringiovanimento dell’orologio biologico: di cosa si tratta?

Uno studio di un team dell’Università della California (qui l’articolo originale) suggerisce per la prima volta che sembra essere possibile rallentare e forse far tornare un poco indietro l’orologio epigenetico del nostro corpo.

Prima di proseguire devo spendere qualche parola sull’epigenoma. Nel corso della nostra vita, il DNA subisce delle piccole modifiche (non sto parlando di mutazioni più o meno casuali). Ovvero, dei gruppi metilici si aggiungono a una specifica base azotata chiamata Citosina. Queste modifiche chimiche cambiano nel corso della nostra vita e possono essere utilizzate per misurare l’età biologica di una persona.

Il team dell’Università della California ha scoperto che l’assunzione per un anno di tre comuni farmaci, l’ormone della crescita e due farmaci per il diabete, ha portato ai volontari che si sono sottoposti a questo esperimento, al ringiovanimento di due anni e mezzo della loro età biologica. La misurazione di tale ringiovanimento è stata fatta appunto analizzando l’epigenoma dei volontari.

Ma come è possibile ringiovanire?

Ricordiamoci che stiamo sempre parlando di età biologica e non di quella esteriore, perciò rughe e rilassamenti muscolari purtroppo rimangono.

Tuttavia, un piccolo organo che si trova nel torace tra i polmoni e lo sterno può ricevere giovamento da un trattamento con l’ormone della crescita. Sto parlando di una ghiandola chiamata timo. Questa ghiandola nel tempo si riduce di dimensioni e anche la sua attività diminuisce. La cosa importante è che il timo ha il compito di portare a maturazione vari tipi di linfociti che sono cellule del sistema immunitario. Ora cominciamo a capire un po’ meglio i motivi che hanno spinto questo team a fare questi studi.

Quali sono le conseguenze?

Rigenerare le funzioni del timo, stimolandole con l’ormone della crescita, potrebbe essere utile nelle persone che hanno un sistema immunitario inattivo e o poco attivo, come le persone anziane, per le quali polmonite e altre malattie infettive sono fra le principali cause di morte.

Ma i farmaci per il diabete cosa c’entrano?

L’ormone della crescita ha un effetto collaterale, ovvero può promuovere il diabete, quindi, i ricercatori hanno incluso due farmaci anti-diabetici per contrastare questo effetto indesiderato.

In conclusione, l’elisir della giovinezza non è stato ancora trovato ma qualcosa che ci possa aiutare a invecchiare meglio forse sì!

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Biologo e Dottore di Ricerca in Biologia Molecolare e Cellulare, dopo alcuni anni di ricerca di base e applicata nelle Università di Parma e Pavia ho iniziato a lavorare per una grande multinazionale americana produttrice di strumentazione di ricerca e diagnostica che ha fornito, ai consorzi pubblico e privato, i sequenziatori di DNA che hanno permesso il sequenziamento del primo genoma umano. Dopo quasi 20 anni nel settore "Life Science" come specialista applicativo e poi come responsabile scientifico e marketing di team internazionali ho voluto mettere a disposizione le mie conoscenze per rendere più comprensibile il cambiamento del mondo della diagnostica e come questo è influenzato dalla ricerca.

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