Le malattie cardiovascolari sono la prima causa di morte a livello mondiale, infatti, ogni anno muoiono quasi 18 milioni di persone nel mondo e le malattie cardiovascolari rappresentano il 31% delle cause di decesso. Inoltre, come scritto in questo articolo di Science4life, al contrario di quanto si creda, colpiscono più le donne degli uomini (leggete i motivi cliccando nel link dell’articolo).

Ma oggi parliamo di una storia a lieto fine, di un paziente con aritmia ventricolare molto aggressiva che determina continue e pericolose alterazioni del ritmo cardiaco, e di una macchina che accelera protoni, inventata per curare i tumori.

Ma cosa c’entrano i protoni con le malattie cardiovascolari?

Per rispondere bisogna parlare di adroterapia. Argomento che ho trattato in un precedente articolo ma che qui riassumo brevemente (leggere qui per approfondimenti). L’adroterapia è una cura che si avvale di un acceleratore capace di generare fasci di protoni e ioni carbonio. La possiamo definire come una forma avanzata di radioterapia che però ha il vantaggio di essere molto più precisa e quindi di dare molti meno effetti collaterali.

L’adroterapia è una tecnica che è stata adottata recentemente come cura ed esistono solo cinque centri nel mondo che sono dotati di un acceleratore che, come si può ben immaginare, non è propriamente uno strumento tascabile! Uno di questi centri si trova in Italia e per la precisione a Pavia, è il Centro Nazionale di Adroterapia Oncologica CNAO.

L’adroterapia è stata fino a ora utilizzata solo per il trattamento di tumori radioresistenti e non operabili come i tumori cerebrali e i tumori solidi pediatrici. Dal Marzo 2017 è entrata a far parte dei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza), ovvero i costi dei trattamenti sono rimborsati dal Servizio Sanitario Nazionale.

I problemi delle malattie cardiovascolari come la cardiomiopatia dilatativa

Ma torniamo alle malattie cardiovascolari. Il primo paziente con un problema cardiovascolare, che è stato sottoposto a trattamento con la adroterapia, è un paziente di 73 anni affetto da una grave forma di cardiomiopatia dilatativa e in cura presso un ospedale milanese. Purtroppo le cure precedenti non avevano dato buon esito, perciò i medici avevano deciso di cambiare la terapia e affidarsi al CNAO, nonostante non ci fosse esperienza sull’utilizzo dei protoni per il trattamento delle aritmie. I protoni garantiscono un impatto molto basso sui tessuti circostanti e quindi preservano le funzioni del muscolo cardiaco.

Il primo passo è stato fatto per un utilizzo più allargato dell’adroterapia, una tecnica molto promettente di cui abbiamo gia parlato. Il Policlinico San Matteo e, per la precisione, l’Unità di Aritmologia della Cardiologia, sta valutando la possibilità di effettuare uno studio clinico sperimentale. Il che vuole dire che verranno arruolati pazienti affetti da aritmie, trattati con l’adroterapia e seguiti per utto il decorso post trattamento.

Questo è un bellissimo esempio di sinergie tra strutture italiane di eccellenza, in questo caso favorite dalla vicinanza geografica ma sappiamo bene che per collaborare non basta vivere vicini, serve molta buona volontà.

 

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