La maggior parte delle testate giornalistiche online diffondono la notizia con questo titolo e poi non dicono la cosa più importante: a cosa serve?

La scoperta arriva da un giovane studente a Roma

Riepilogiamo brevemente la notizia. Un gruppo di statistica medica ed Epidemiologia molecolare dell’Università Campus Bio-medico di Roma diretto da Massimo Ciccozzi ha analizzato le sequenze genetiche del Sars-CoV-2 disponibili nelle banche dati. La ricerca sarà pubblicata a breve sul Journal of Clinical Virology, una importante rivista specializzata. Tutte le testate giornalistiche enfatizzano anche che il primo autore dell’articolo sia un giovane studente, Domenico Benvenuto.

Di solito succede sempre così, ovvero il lavoro in laboratorio o di analisi dei dati non lo fa certamente il professore ma appunto, il neolaureato o frequentante il dottorato di ricerca. Forse una notizia per chi non se ne intende, ma per le migliaia di giovani ricercatori è la norma.

Perchè è una scoperta importante?

Comunque, la vera notizia importante è che lo studio ha concluso che tra il 20 e il 25 Novembre 2020 il virus ha fatto il salto di specie e ha infettato l’uomo.

Da biologo evolutivo sono eccitato da una simile notizia, ma la maggior parte delle persone, sicuramente si chiedono cosa significhi e quali sono le conseguenze per noi. E questo nessun giornalista lo spiega.

Proviamo allora a fare chiarezza e a dire qualcosa in più rispetto alla sola informazione del risultato della ricerca.

Domanda 1: cosa significa che il coronavirus ha fatto il salto di specie?

Significa che il coronavirus ha la capacità di mutare le sue proteine di superficie (chiamate spike) che sono anche le uniche che gli possono consentire di penetrare le cellule umane per infettarle e replicarsi.

Questo gli ha permesso di passare probabilmente dai pipistrelli all’uomo ma non si è ancora sicuri che l’ultimo vettore animale sia stato il pipistrello.

Domanda 2: Quali sono le conseguenze per le persone?

Oltre a quelle ovvie che purtroppo stiamo vivendo ogni giorno (ovvero che Sars-CoV-2 infetta facilmente gli essere umani), la ricerca ci dice con una certa esattezza quando c’è stato il salto di specie. Ovvero ci consente di capire quando è iniziata l’infezione e quindi misurare meglio la curva di crescita dell’epidemia.

Avere la conferma che muta (anche se questo lo sapevamo già), ci deve preparare al fatto che si possa ripresentare nel prossimo futuro con qualche piccolo cambiamento rispetto a come lo conosciamo oggi. D’altra parte già oggi si sa che ci sono diversi ceppi di Sars-CoV-2 in circolazione.

Se riusciamo a capire quante mutazioni ci sono state dopo la prima infezione e a carico di quali strutture del virus, potremmo anche avere idee più chiare su come produrre un vaccino più efficace. Cosa essenziale per poterci proteggere più efficacemente e soprattutto per proteggere le fasce più deboli della popolazione.

Niente allarmismi dunque, la comunità scientifica specializzata in malattie infettive sta studiando il Sars-CoV-2 e si stanno facendo progressi nella conoscenza di un virus già noto ma che raramente (ricordiamo la SARS del 2002-2003) ha infettato l’uomo.

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