La Regione con il miglior sistema sanitario in Italia e uno dei migliori d’Europa messa in ginocchio da un virus in pochi giorni. Politici impegnati a palleggiare responsabilità tra Governo, Regione e Comuni. Lock down da sei settimane e c’è ancora un elevato numero di decessi ogni giorno. Perché?

La sanità della Regione Lombardia fino a due mesi fa era definita la migliore in Italia e una delle migliori d’Europa. Ora viene additata come un modello da non seguire. Ma non dobbiamo generalizzare troppo, i centri di eccellenza rimangono sempre dei centri di eccellenza. Piuttosto il fallimento del modello sanitario lombardo è frutto di scelte sbagliate della classe politica e di mancanza di preparazione.

Certo, è facile fare dietrologia e dire oggi che cosa si doveva fare un mese o due fa, è facile, tuttavia chi governa ha la responsabilità di vedere oltre e di circondarsi di persone di valore per poter prendere le decisioni giuste. Soprattutto chi governa la Lombardia deve spiegare come mai dopo 6 settimane di lock down c’è ancora un numero di nuovi casi e decessi ogni giorno così alto.

Le cause del disastro della sanità in Lombardia possono essere sostanzialmente divise in due principali e non dipendenti dall’attuale governo della Lombardia perché avvenute negli anni scorsi.

La privatizzazione della sanità lombarda

La prima ha a che fare con la privatizzazione: circa il 70% degli ospedali pubblici ha un servizio di pronto soccorso che, invece, è presente solo nel 30% degli ospedali privati. In altre parole, negli ultimi anni si è lasciato alla sanità pubblica l’onere dell’emergenza e alla sanità privata il profitto determinato dalla cura dei malati cronici.

Mancato sviluppo di un piano regionale per affrontare pandemie

Nel 2010 la regione Lombardia deliberò un documento che poneva le basi per studiare un piano sulla base della pandemia influenzale da virus A/H1N1. Che cosa è stato fatto per sviluppare questo piano? Molto poco viste le conseguenze che stiamo vivendo (vedi qui per approfondimenti).

In aggiunta c’è stato un progressivo abbandono dell’assistenza territoriale, ovvero un distacco dai medici di famiglia che sono le “sentinelle” sul territorio e che meglio di tutti possono informare su eventuali anomali incrementi nell’andamento di polmoniti o sindromi influenzali gravi. I pazienti all’esordio dei sintomi non sono intercettati dal medico di famiglia e arrivano direttamente al Pronto Soccorso in condizioni già gravi con le conseguenze che conosciamo sulle terapie intensive.

Cause dipendenti dall’attuale governo della Lombardia

Abbiamo provato a fare una lista di quelle che, secondo noi, sono situazioni che di certo non hanno aiutato ad arginare il coronavirus (ci teniamo a precisare come si tratti di un nostro punto di vista basato sui fatti ufficiali):

  • La decisione di mandare i pazienti positivi meno gravi nelle case di riposo (RSA) per liberare posti in ospedale ha avuto lo stesso effetto di un fiammifero acceso buttato in un pagliaio.
  • Nembro e Alzano Lombardo non sono stati chiusi quando, già alla fine di Febbraio, era evidente fossero focolai. Sono stati chiusi il 7-8 Marzo in seguito al decreto della Presidenza del Consiglio.
  • La promiscuità dei malati Covid negli ospedali e la mancanza dei dispositivi di protezione adeguati del personale sanitario, all’inizio dell’epidemia, ha creato focolai dentro gli ospedali che probabilmente giustificano l’elevato numero di malati e di decessi giornalieri.
  • I medici di famiglia sono stati lasciati a loro stessi e chi ha fatto bene il proprio mestiere ha rischiato la vita e a volte ce l’ha rimessa (qui l’elenco dei medici deceduti).
  • La Regione Lombardia non ha avuto una politica autonoma sui tamponi come invece Veneto e Emilia Romagna e ha sempre atteso le disposizioni ministeriali arrivando così in ritardo soprattutto sui controlli effettuati su medici e infermieri.

Veneto, Emilia Romagna e sud Italia

La situazione in Veneto ed Emilia Romagna, colpite in maniera simile alla Lombardia, dimostra che la differenza, ancora una volta, la fa la capacità di decidere delle persone che amministrano il territorio.

Un’ultima riflessione è per le Regioni del Sud Italia. Quando l’8 Marzo la Lombardia ha dichiarato che il lock-down sarebbe avvenuto da lì a poco, molti hanno scommesso sulla diffusione incontrollata dell’epidemia. Non è stato così e bisogna dare merito ai Governatori delle regioni del Sud Italia e ai cittadini che hanno saputo fare tesoro dell’esperienza del Nord Italia e agire in maniera da contenere l’epidemia.

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