Un salto di specie e poi la diffusione nel mondo. Mutazioni che fanno adattare SARS-CoV-2 all’ambiente e al sistema immunitario dell’organismo che lo ospita, ovvero l’uomo.

Da biologo evoluzionista non posso rimanere insensibile alle continue scoperte che gli scienziati fanno a proposito dell’origine e dell’evoluzione del genoma di SARS-CoV-2. Stiamo vivendo un periodo molto difficile ma è anche una occasione, speriamo unica, per capire come le zoonosi si originano e si propagano. Giusto per essere chiari, perché forse per qualcuno il termine zoonosi non è così noto, si tratta di quelle malattie che passano dall’animale all’uomo. Ce ne sono state tante in passato, l’influenza aviaria, l’influenza suina, la rabbia e così via.

Un team di studiosi di Cambridge, in Inghilterra, coordinato dal biologo Peter Forster ha condotto uno studio comparativo che scientificamente si chiama filogenetico, in cui ha confrontato, inizialmente 160 sequenze del genoma del coronavirus e poi ha esteso lo studio a oltre 1000 sequenze.

Per fare questo studio, il team di Forster ha utilizzato degli algoritmi che vengono utilizzati per mappare i movimenti delle popolazioni umane preistoriche. Un algoritmo piuttosto noto e messo a punto in tanti anni di ricerca e quindi affidabile.

Che cosa hanno scoperto i ricercatori britannici?

Nel loro studio pubblicato da una importante rivista scientifica internazionale, Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America (PNAS), i ricercatori di Cambridge hanno mappato la storia genetica dell’infezione da Dicembre a Marzo e hanno trovato che SARS-CoV-2 si è differenziato in tre ceppi virali contraddistinti. Li hanno definiti con molto fantasia A, B e C.

Il virus è stato trasmesso non dal pipistrello all’uomo, come si è pensato inizialmente, ma dal pipistrello al pangolino e poi da questo all’uomo entrando in contatto nel famoso mercato di Wuhan. Per chi non lo conoscesse, il pangolino è un piccolo mammifero con il corpo ricoperto di scaglie che assomiglia a un formichiere, animaletto simpatico e molto apprezzato sulla tavola dei Cinesi.

Dall’analisi genetica, i ricercatori hanno individuato una finestra per il salto di specie, ovvero per il passaggio dal pangolino all’uomo, periodo che va dal 13 Settembre al 7 Dicembre. Finestra compatibile con quanto rilevato da uno studio italiano pubblicato a Febbraio (leggi qui per approfondimenti).

Tornando alle varianti A, B e C. I ricercatori inglesi hanno individuato nella variante A la radice dell’epidemia, ovvero il ceppo del virus più simile a quello trovato sia nel pangolino che nei pipistrelli. La variante B deriva dalla A dalla quale si distingue per due mutazioni e infine c’è la variante C che è figlia della B. Fin qui tutto logico. La sorpresa è arrivata quando il team di Forster ha mappato la diffusione delle varianti identificate. Inizialmente pensavano che avrebbero trovato la variante A molto diffusa in quanto la prima a essere passata dall’animale all’uomo e poi meno diffuse le altre varianti.

La diffusione delle varianti del SARS-CoV-2

Come era facile prevedere la variante A è presente a Wuhan ma non la più frequente. E’ infatti la variante B ad essere più frequente nei malati di tutta l’Asia orientale e si è poi diffusa nel Nord Europa, Canada e in Brasile.

La variante A è invece molto presente in Australia, in Spagna e negli Stati Uniti ma non a New York dove la variante più comune è la B ed è arrivata nella Grande Mela dall’Europa prima della chiusura degli aeroporti avvenuta l’11 Marzo 2020. Questa differenza negli Stati Uniti è dovuta alle rotte di ingresso nel territorio americano. Dall’Asia l’ingresso principale sono gli aeroporti della California, dall’Europa gli aeroporti di New York e Boston.

Infine la variante C si è diffusa a Hong Kong, Singapore e Italia. In Italia, i ricercatori sono concordi nell’affermare che il virus sia entrato nella seconda metà di Gennaio attraverso due vie, portato da un viaggiatore tedesco che era stato in Cina poco prima di transitare in Italia e un’altra via da Singapore. Probabilmente i ceppi introdotti erano due, ovvero il ceppo B e C e quest’ultimo si è diffuso maggiormente.

Cosa causa la prevalenza dei ceppi?

Ci sono varie ipotesi ancora tutte da confermare, tuttavia la più accreditata è quella che SARS-CoV-2 abbia bisogno di mutare per poter sopravvivere in zone diverse del mondo come confermato dal fatto che il tasso di mutazione iniziale del virus è più basso. Le mutazioni permettono al virus di adattarsi meglio al sistema immunitario dell’ospite che ovviamente tenta di combatterlo.

Il fine ultimo di SARS-CoV-2, come di tutti i virus, è quello di sopravvivere e di propagarsi, perciò deve trovare il giusto equilibrio tra la sua sopravvivenza e quella dell’ospite, ovvero l’uomo. Se diventa troppo letale presto non avrà più ospiti. E’ un meccanismo di adattamento e selezione molto noto in natura e al quale SARS-CoV-2 si attiene, infatti non sembra che le varianti più recenti siano anche le più letali.

Infine, gli scienziati britannici invitano a utilizzare il software di analisi oltre che i dati già elaborati per estendere l’analisi filogenetica sulle nuove sequenze virali che verranno fatte in futuro. Nuove analisi permetteranno di prevedere i futuri focolai di SARS-CoV-2 e contenere l’ulteriore propagarsi della malattia in tutto il mondo.

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