Siamo entrati ufficialmente nella Fase 2, che ci riporta piano piano verso una normalita’ ormai quasi dimenticata. Il governo, tra i vari tentativi di evitare una seconda ondata, sta promuovendo una app da scaricare sul proprio smartphone, l’AppImmuni. Come funziona e come ci aiuterà?

Cominciamo dicendo che l’idea dell’applicazione parte dall’Oriente ed è già stata adottata in Cina, Hong Kong, Corea del Sud e Singapore in forme più o meno restrittive. L’Europa e gli Sati Uniti stanno adottando una soluzione simile che si adatti alle esigenze delle differenze culturali e legislative dei vari Paesi. AppImmuni è una soluzione tecnologica scelta dall’Italia che si basa su una applicazione da installare sugli smartphone (qui per approfondimenti).

Le caratteristiche principali di AppImmuni

Si tratta tutto sommato di un concetto molto semplice, che possiamo riassumere cosi:

  • l’applicazione aiuta a notificare all’utilizzatore il rischio di contagio in uno stadio molto precoce;
  • l’utilizzatore, in caso risulti essere stato a contatto con persone infette, si può isolare autonomamente per evitare di infettare altre persone;
  • ricevendo la notifica di essere stato a contatto con persone infette, l’utilizzatore potrà consultare il suo medico curante tempestivamente per ridurre il rischio di andare in contro ad aggravamenti.

Per rispettare la privacy, AppImmuni è basata sulla tecnologia Bluetooth Low Energy (BLE) e mantiene i dati dell’utilizzatore sul proprio dispositivo, assegnandogli un ID temporaneo che varierà spesso e verrà scambiato tramite bluetooth con i dispositivi vicini. La sua funzione è quindi quella di tracciare i contatti che l’utilizzatore ha avuto negli ultimi 14 giorni e se tra i suoi contatti qualcuno dovesse essere risultato positivo a SARS-CoV-2, essere avvisato per poter adottare le misure di isolamento autonomamente e di richiedere consiglio al medico curante qualora i sintomi fossero importanti. Ricordiamo infine che non è obbligatorio scaricare l’applicazione.

Ci sono però varie domande che non hanno ancora trovato risposta.

Le 3 T e la privacy

Come si potrà garantire il nuovo concetto delle 3 T: Testing, Tracing, Treating?

Le 3 T significano, testare, tracciare e trattare. Partendo dal testing (testare), è chiaro che solo coloro che avranno sintomi tali da portarli a richiedere l’intervento del medico curante, potranno essere segnalati dall’App. Ma come evitare i falsi positivi? Ovvero coloro che hanno sintomi simil influenzali che possono essere scambiati per Covid-19? La risposta è solo facendo un tampone (qui per approfondimenti). Questo presuppone che gli ospedali siano preparati ad accogliere un numero imprecisato di persone e abbiano tamponi e soprattutto kit per la rilevazione di SARS-CoV-2 e questi kit, al momento sono un fattore limitante.

Per quanto riguarda il tracing (tracciare) ci dovrebbe pensare AppImmuni nel rispetto della nostra privacy. Anche in questo caso non è chiaro se la tecnologia basata sul bluetooth sia effettivamente precisa abbastanza da garantire la tracciabilità dei contatti, la durata dei contatti e quante volte si verifica il contatto tra gli stessi dispositivi (qui per approfondimenti).

Ma il punto forse più dolente è il treating (trattamento). Una volta che all’utilizzatore è stato notificato da AppImmuni che ha avuto un contatto abbastanza ravvicinato con una persona rivelatasi poi positiva, l’utilizzatore riceve solo raccomandazioni, ovvero è a sua discrezione auto isolarsi e rivolgersi al medico curante. Auto isolarsi per 14 giorni dove? In casa sua dove probabilmente convive con altre persone che dovrebbero a loro volta auto isolarsi indipendentemente dal fatto che abbiano scaricato l’applicazione (ricordiamo che scaricarla è su base volontaria). Quindi servirà una notevole dose di senso civico e di rispetto della salute degli altri affinché questa applicazione possa essere di effettivo aiuto.

Il successo dell’applicazione di tracciabilità in nel Paesi orientali, deriva dal fatto che in alcuni casi è stata obbligatoria la sua adozione e che in genere il rispetto delle regole è molto spiccato, facilitando così l’efficacia dello strumento tecnologico che altrimenti rimarrebbe fine a se stesso.

Gli esperti sono concordi nell’affermare che l’efficacia di AppImmuni sarebbe tangibile solo nel caso in cui almeno il 60% della popolazione la scaricasse e utilizzasse continuativamente, non basta infatti solo scaricarla ma bisogna anche tenere acceso lo smartphone e il bluetooth.

I dubbi maggiori sono relativi al fatto che tale applicazione potrebbe portare a una limitazione della propria libertà individuale a favore del bene della collettività, cosa non da tutti percepita come una priorità, soprattutto con l’avvicinarsi dell’estate. Sono allo studio degli incentivi, ad esempio una lotteria che stimolerebbe le persone a scaricare AppImmuni.

La sfida quindi non è solo tecnologica per poter garantire una applicazione utile, efficace e rispettosa della privacy ma soprattutto di comunicazione e immagine, in modo da persuadere le persone a fare uno sforzo per il bene di tutti, anche a costo di rinunciare alle vacanze per auto isolarsi.

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