Arriva l’estate e l’influenza se ne va, non a caso è chiamata influenza stagionale. Sembra che stia accadendo anche al coronavirus. Qual è il potere germicida del Sole? Ce lo spiegano i fisici dell’INAF.

Circa due mesi abbiamo scritto di una sperimentazione da parte dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), che si era posto la domanda: come possiamo disinfettare gli oggetti e l’aria dal coronavirus in maniera ecologica? Con questa domanda a cui rispondere, i ricercatori hanno pensato che i raggi Uv, noti per la loro capacità di uccidere i virus, potessero essere di aiuto (qui per approfondimenti).

Pochi giorni fa hanno pubblicato un articolo in cui hanno dimostrato che è sufficiente una dose molto piccola (3.7mJ/cm2) di luce Uv per inattivare e inibire la riproduzione del virus di un fattore 1000: praticamente annullarlo! La dose necessaria è equivalente a quella erogata per qualche secondo da una lampada Uv-C posta a qualche centimetro dal bersaglio.

Perché sono state fatte queste misurazioni?

Benché fosse noto il potere germicida dei raggi Uv, nessuno aveva ancora fatto degli studi e delle misurazioni accurate della dose necessaria per inattivare SARS-CoV-2. Inoltre, fino allo studio dei ricercatori dell’INAF, erano state considerate dosi con valori tra di loro molto contradditori in quanto derivanti da studi eterogenei riguardanti altri virus.

Questo dato sarà molto utile per mettere a punto un sistema portatile per le disinfezione di oggetti di uso comune e sarà anche utile a imprenditori e operatori pubblici per sviluppare sistemi e processi utili a contrastare lo sviluppo della pandemia.

Essendo l’INAF specializzato in fisica, per la parte biologica si sono avvalsi della collaborazione dell’Università Statale di Milano, dell’Istituto Nazionale dei Tumori e dell’Irccs Fondazione Don Gnocchi che hanno potuto misurare la vitalità del virus e manipolarlo in sicurezza prima e dopo la somministrazione delle dosi di raggi Uv.

Può il Sole inattivare SARS-CoV-2?

Dai risultati ottenuti dalle sperimentazioni dei ricercatori dell’Inaf e collaboratori, risulta evidente che il Sole e soprattutto i sui raggi Uv possono giocare un ruolo importante nel ridurre il rischio di infezione nei mesi prossimi. Inoltre, l’aumento della temperatura incide anche sull’evaporazione delle goccioline emesse con il respiro e lo sternuto riducendone la presenza nell’aria.

Questi due fattori, raggi Uv e temperatura dell’aria, in parte spiegano come mai l’infezione si stia sviluppando ora nell’emisfero australe che sta andando incontro all’inverno, mentre l’emisfero nord nel quale viviamo vede l’effetto opposto. Certamente ci sono altri fattori che concorrono, tra cui l’adattamento evolutivo del virus all’ospite, ovvero all’uomo e anche le misure di contenimento.

Una osservazione non a favore di questa ipotesi viene dal fatto che ad esempio in Paesi come l’Arabia Saudita in cui il Sole è decisamente forte e la temperatura alta, l’infezione è ancora in forte crescita con circa 4.000 casi (dati al 18 Giugno 2020). Una anomalia per la quale i ricercatori non ancora una spiegazione plausibile.

Lo studio effettuato dall’Inaf e l’Università degli Studi di Milano, è in linea con il modello del laboratorio di biodifesa delle forze armate americane che tenta di spiegare l’andamento stagionale di certi virus, come ad esempio quelli influenzali.

Questo modello prende in considerazione i raggi Uv-B e Uv-A che raggiungono la superficie terrestre al contrario dei raggi Uv-C che sono assorbiti dallo strato di ozono della nostra atmosfera.

In questo breve video si vede come in Cina la disinfezione utilizzando raggi Uv sia già in uso. Una azienda Cinese disinfetta i bus del trasporto urbano con raggi Uv erogati da colonnine poste dentro e fuori dal mezzo. La disinfezione dura pochi minuti contro i quaranta minuti necessari ad almeno due persone per disinfettare a mano l’interno del bus.

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