Il coronavirus continua a produrre mutazioni nel tentativo di sopravvivere il più a lungo possibile nel suo ospite, l’essere umano, che invece cerca di contrastarlo causandogli mutazioni che ne riducono l’infettività! Una battaglia senza esclusione di colpi, con importanti passi in avanti anche nell’ambito della produzione di un vaccino efficace.

Ricercatori dell’Università di Bath in Inghilterra e di Edimburgo in Scozia, hanno scoperto che alcune proteine umane sono in grado di generare delle mutazioni in SARS-CoV-2 che degradano il coronavirus. Tuttavia, SARS-CoV-2, come tutti gli organismi, cerca di sopravvivere più a lungo possibile e lo fa grazie alla selezione naturale, ovvero attraverso il processo di selezione della forma vitale del virus più adatta all’organismo ospite. Ovviamente la selezione naturale non favorisce quelle forme di virus che si degradano, bensì quelle che continuano a vivere.

Ma come fa il coronavirus a combattere le mutazioni indotte dalle proteine umane?

Tutti gli organismi posseggono mutazioni, anche ognuno di noi alla nascita aveva e ha tuttora tra 10 e 100 nuove mutazioni rispetto al DNA dei nostri genitori. La formazione di una mutazione è un processo casuale generato ad esempio dall’ambiente (radiazioni, inquinamento) oppure da farmaci o da altri agenti che interagiscono con il nostro organismo, spesso si verificano quando il nostro DNA si replica. Queste mutazioni possono essere silenti (non avere alcun effetto), oppure generare degli effetti che possono essere favorevoli, ad esempio una migliore capacità di metabolizzazione di una molecola che si traduce in una muscolatura più resistente, oppure sfavorevoli.

Il lavoro recente dei ricercatori dell’Università di Bath e di Edimburgo (qui per leggere l’articolo originale in inglese), suggerisce che nel caso di SARS-CoV-2, alcune mutazioni possano essere indotte dall’essere umano ospite come parte del meccanismo di difesa per degradare il virus.

I ricercatori hanno analizzato oltre 15mila sequenze di genoma di SARS-CoV-2 e identificato oltre 6mila mutazioni (leggi qui per ulteriori approfondimenti sui ceppi virali). Osservando il grado di mutazione di ognuna delle quattro basi azotate che compongono l’RNA del coronavirus (Adenina, Guanina, Citosina, Uracile), hanno scoperto che il virus ha un elevato livello di mutazioni che generano la base azotata Uracile (U).

La proteina umana APOBEC 

In particolare i ricercatori hanno notato che le mutazioni generano in molti casi una coppia UU che è una caratteristica di una proteina umana chiamata APOBEC che è in grado di generare mutazioni nei virus. Questa capacità di APOBEC è in fase di studio da alcuni anni anche sull’HIV, per sviluppare farmaci o addirittura vaccini (qui per approfondimenti).

Riepilogando, una proteina umana APOBEC per difendere il nostro organismo, è in grado di far mutare un virus generando delle coppie UU che favoriscono la degradazione del virus. In molte sequenze di SARS-CoV-2, è stato notato un elevato numero di coppie UU, segnale che APOBEC sta “combattendo” contro il coronavirus.

Ovviamente SARS-CoV-2 non rimane a guardare e reagisce con altre mutazioni che annullano l’effetto di APOBEC. Questo avviene semplicemente perché un eccesso di U rende il virus meno stabile e quindi gli impedisce di sopravvivere per potersi riprodurre.

In conclusione, queste ricerche suggeriscono che noi stiamo difendendoci attaccando il coronavirus causandogli delle mutazioni che lo possono degradare. Questa capacità, potrebbe essere impiegata anche nell’ambito della produzione di un vaccino efficace ma la strada è ancora lunga, è necessario comprendere molte cose dei meccanismi di mutazione e adattamento di SARS-CoV-2, non solo da un punto di vista genetico ma anche da un punto di vista biochimico e immunologico.

This post is also available in: English

Previous articleCoronavirus: Test rapido sierologico
Next articleCoronavirus: Le regole del contagio
I've always been passionate about science and have a Degree in Biological Sciences and a PhD in Molecular and Cellular Biology. After six years of basic and applied research, I joined the company that provided the DNA sequencers that led Celera Genomics to complete the sequencing of the first human genome shortly before the same result was achieved by the "Human Genome Project" international public consortium. Subsequently, I became interested in human and animal diagnostics, and the development of molecular techniques from research-to-clinic. Science4Life represents the next stage of my personal journey, a stage in which I will make my experience and knowledge accessible to everyone.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here