Crollano le infezioni tra i bambini. Il distanziamento fisico e le regole di igiene introdotte in seguito all’infezione da SARS-CoV-2 sembrano aver prodotto effetti positivi. Ma ci possono essere altre conseguenze da tenere in considerazione?

La chiusura delle scuole in tante nazioni, l’introduzione delle mascherine, delle altre forme di igiene preventiva e il distanziamento fisico, hanno causato un effetto prevedibile sulla diffusione delle più comuni malattie infettive, soprattutto respiratorie.

E’ una ricerca americana ad affermarlo ed è stata pubblicata recentemente sulla rivista scientifica “Pediatrics”. I ricercatori della Harvard Medical School, hanno valutato le infezioni respiratorie in un campione di 375mila bambini, perciò piuttosto significativo, nei primi mesi del 2020, ovvero in piena pandemia. La stessa valutazione è stata fatta su un campione simili nello stesso periodo temporale nel 2019, ovvero in assenza di Coronavirus.

Lo studio e la comparazione sono stati fatti sulle 12 infezioni più importanti: otite media, bronchiolite, raffreddore, laringotracheobronchite, gastroenterite, influenza, faringite streptococcica e non streptococcica, polmonite, sinusite, infezioni della pelle e delle vie urinarie.

Tutte le patologie hanno mostrato una netta diminuzione nei casi del 2020 grazie al distanziamento fisico tra i bambini e le più stringenti normi di igiene. La maggiore diminuzione è stata osservata tra le infezioni respiratorie. Ad esempio l’influenza è diminuita del 99,5%, la laringotracheobronchite del 96,5% e la bronchiolite del 92,9%.

Questi numeri possono far correre immediatamente il pensiero al fatto che introdurre le misure di distanziamento “estremo” (quello che i bambini Italiani stanno vivendo oggi per intenderci) come normalità, possa essere comunque di beneficio anche indipendentemente dalla presenza di SARS-CoV-2.

Come negare che la quasi eliminazione delle più comuni infezioni dei bambini sia di grande beneficio per i bambini stessi, i genitori, la società e la scuola? Ci sarebbero evidenti effetti positivi sulla frequenza scolastica, minor impatto sul sistema sanitario e si ridurrebbero le assenze dei genitori dal lavoro.

Quindi, tutto sommato SARS-CoV-2 ha portato anche qualcosa di buono! D’altra parte, questi dati devono essere interpretati con un maggiore spirito critico, ampia visione e soprattutto non bisogna dimenticare che l’essere umano è parte di un ecosistema complesso e non vive isolato dalla natura, anche se alcuni ci provano cementificando ogni centimetro quadrato che li circonda.

Distanziamento “estremo” come soluzione alle patologie infettive

Torniamo alla domanda: sarebbe di assoluto beneficio introdurre il distanziamento “estremo” come normale pratica di vita per i bambini? A mio parere no. Provo a spiegarlo in due punti principali.

Primo: innanzitutto i dati della ricerca americana sono senz’altro attendibili ma a mio parere hanno un bias, come si dice in termine scientifico, ovvero non tengono conto che durante il lock down, tanti genitori, per impossibilità a rivolgersi al pediatra, non hanno comunicato lo stato di salute del bambino e lo hanno curato in casa. Perciò, le percentuali citate nell’articolo potrebbero essere minori, forse non di tanto ma sarebbero da valutare meglio statisticamente considerando il numero totale di bambini che sono stati visitati nello stesso periodo di tempo e rapportato al numero di quelli oggetto dello studio comparativo.

Secondo e molto più importante è l’eccesso di sterilità al quale potremmo esporre i nostri bambini isolandoli dai loro coetanei ma anche dal resto del mondo per molte ore al giorno nel periodo scolastico. Il nostro sistema immunitario si adatta all’ambiente nel quale viviamo, fin dalla nascita, fin da quando attraversiamo il canale vaginale, se veniamo al mondo via parto naturale e la nostra mamma ci offre il primo “pasto” di microbi. Durante la crescita veniamo a contatto con bocca, naso, orecchie con tanti microorganismi che stimolano il nostro sistema immunitario a sviluppare le difese, ovvero gli anticorpi che ci serviranno per riconoscere anche in futuro gli stessi microorganismi o microorganismi simili. Perciò, limitare la possibilità ai nostri bambini di sviluppare la massima variabilità di anticorpi possibile, significa indebolirli e non prepararli a vivere nel mondo e nella natura di cui facciamo parte.

Mantenere alcune norme di igiene acquisite in questo periodo di pandemia, come ad esempio lavarsi più frequentemente le mani, indossare (gli adulti) la mascherina quando si ha una patologia respiratoria e non si può rimanere a casa, fare home office quando si ha una infezione respiratoria ma si è in grado di lavorare, sicuramente contribuirà a ridurre la diffusione di infezioni. E’ altrettanto vero che non dobbiamo dimenticare che siamo parte di un grande e complesso ecosistema e far vivere i nostri bambini in una teca di vetro non li prepara al loro futuro.

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