Qualcuno inizia da adolescente, altri in tarda età, molti smettono e qualcuno ricomincia, la maggior parte continua fino a che morte non li separa…dalla sigaretta.

Con l’articolo di oggi chiudiamo questa trilogia sul fumo e i danni da fumo. E lo facciamo parlando dei motivi che portano le persone a fumare e, soprattutto, provando a spiegare i motivi che invece impediscono di smettere.

Molti studi dicono che gli adolescenti iniziano a fumare per “sentirsi grandi”, per imitazione, per integrazione nel gruppo, per essere più “fighi”. Poi, con l’avanzare dell’età i motivi cambiano e gli adulti spesso indicano nella gestualità (rende più disinvolti, avvicina ad alcuni personaggi dei film, anche anti-stress), i motivi che inducono a iniziare. Negli adulti i motivi che impediscono di smettere si trovano nella dipendenza psicologica e fisica, nello stimolo che se ne ricava o nel rilassamento che ne deriva, nell’abitudine, perché è diventato un “piacere irrinunciabile”.

Se è interessante capire il motivo per cui una persona inizia a fumare, lo è anche di più, comprendere come mai non si riesca a smettere e si diventi letteralmente un tossicodipendente.

Vari studi hanno dimostrato che sono numerose le componenti che ostacolano una persona a smettere di fumare (qui per approfondimenti).

La dipendenza da nicotina

La nicotina è la principale sostanza che causa dipendenza da fumo. La nicotina è in grado di legarsi a dei recettori a livello del sistema nervoso e a stimolare la produzione di sostanze dette neurotrasmettitori che provocano sensazioni di benessere al fumatore, in genere una sensazione di rilassamento.

Inoltre, fumando una sigaretta, il nostro organismo rilascia un’altra importante molecola, la dopamina, che induce la sensazione di piacere e infine l’adrenalina che aumenta i livelli di zucchero nel sangue, la frequenza cardiaca, la pressione e la respirazione. Questi effetti sono variabili da persona a persona e anche dal contesto in cui si fuma, per questo motivo alcune persone riportano che la sigaretta li rilassa oppure li eccita.

Terminato l’effetto del fumo, insorge l’astinenza indotta dalla mancanza di queste sensazioni e di conseguenza la necessità di continuare a fumare, creando una forte dipendenza.

Le altre cause di dipendenza da sigaretta

Purtroppo la nicotina non è l’unica causa di dipendenza dalle sigarette. Ci sono altre sostanze la cui funzione è migliorare il rilascio e l’assorbimento della nicotina ma che sono esse stesse in grado di indurre dipendenza. Cito come esempio gli aromi che vengono aggiunti al tabacco. Questi, come il mentolo, hanno l’obiettivo di modificare il gusto del fumo e facilitare una inspirazione più profonda e quindi l’assunzione di una maggiore quantità di nicotina che si traduce nel rinforzare la dipendenza. Un espediente che le case produttrici di sigarette conoscono e usano molto bene.

Genetica: come scritto sopra, la nicotina si lega a uno specifico recettore. Alcuni studi (qui per approfondimenti) hanno dimostrato che una o più mutazioni nel recettore nicotinico, in particolare a carico della sub-unità alfa-5, portano a un consumo notevolmente maggiore di nicotina rispetto a chi non ha la sub-unità alfa-5 normale. La conoscenza delle mutazioni e di come interagiscono con la molecola della nicotina, potrà essere utile per sviluppare farmaci mirati ad aiutare i fumatori a smettere.

Psicologia: nonostante tutte le ricerche che possono far luce su come la nicotina e altre sostanze contenute nelle sigarette causino la dipendenza da fumo, la principale componente che impedisce a una persona di smettere di fumare è PSICOLOGICA. Infatti, numerosi studi hanno dimostrato che il fumatore deve prima interrompere un’abitudine, che si manifesta in un cambiamento di comportamento ed è ben noto che l’essere umano non accetta facilmente il cambiamento ricercando sempre la via meno faticosa. I fumatori in generale sottostimano i potenziali danni che derivano dal vizio del fumo. La principale motivazione sta nel fatto che tali danni si manifestano lentamente e nell’arco di molti anni e perciò non inducono ad agire subito ma a procrastinare nella speranza che le patologie correlate al fumo non si manifestino. Questo comportamento è alquanto irrazionale se si pensa a tutte le campagne di sensibilizzazione contro il fumo che sono in atto da molti anni e le rabbrividenti immagini sui pacchetti di sigarette che sono sotto gli occhi dei fumatori ogni giorno. Ma forse ormai sono così abituati che non le vedono neanche più?

Come smettere di fumare?

In Italia esistono circa quattrocento Centri Antifumo (qui l’elenco dei Centri Antifumo in Italia) e per il trattamento del tabagismo che hanno lo scopo di aiutare coloro che intendono seriamente smettere di fumare. E’ importante precisare che è fondamentale che il fumatore voglia smettere affinché qualsiasi terapia abbia effetto, altrimenti la persona ricomincerà a fumare.

Esistono anche dei trattamenti farmacologici che possono essere prescritti dal proprio medico curante o da uno specialista. Questi trattamenti includono antidepressivi che aiutano a superare il momento di distacco dalla sigaretta e farmaci che agiscono a livello cerebrale in modo simile alla nicotina e riducono il desiderio di fumare.

Tra i trattamenti non farmacologici, vale la pena menzionare l’agopuntura auricolare (acudetox) e l’ipnosi medica che hanno una percentuale di successo rispettivamente del 20 e del 60%.

E la sigaretta elettronica?

Un mezzo molto pubblicizzato per smettere di fumare è la sigaretta elettronica. Il messaggio principale che le aziende che commercializzano le sigarette elettroniche veicolano ai potenziali clienti, è il fatto che si tratti di un’alternativa salutistica alla tradizionale sigaretta. Infatti, viene a mancare la combustione dei numerosi prodotti cancerogeni che abbiamo citato in un precedente articolo e anche gli effetti del fumo passivo.

Tuttavia, alcuni studi hanno evidenziato che il processo di vaporizzazione delle sigarette elettroniche favorirebbe la formazione di formaldeide, una sostanza da 5 a 15 volte più cancerogena del tabacco.

Come al solito gli interessi economici si mescolano con l’interesse verso la salute e troppo spesso prevalgono, perciò il reale danno che una sigaretta elettronica può causare non è ancora noto.

La tecnologia “anti-fumo” e le app di ultima generazione

In ultimo, nell’era delle App non poteva mancare una applicazione per smettere di fumare, anzi ormai ce ne sono decine. Tutte funzionano più o meno allo stesso modo: monitorano i progressi economici (i soldi risparmiati) e di salute.

Incoraggiano gli utilizzatori con premi e gratificazioni, fanno previsioni a breve termine e lungo termine dei benefici. Sembrano un valido sostegno per coloro che non hanno abbastanza forza di volontà per impegnarsi da soli, tuttavia perché anche una applicazione sia veramente efficace, alla base c’è sempre la volontà a cambiare una abitudine radicata in un comportamento diseducativo.

Infine, un interessante video delle Fondazione Veronesi, da molti anni impegnata nella cura di pazienti fumatori e dei danni ai polmoni causati dal fumo.

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