Quando si parla di Covid-19, ancora molte domande rimangono senza risposta. Tra queste: quando si sviluppano gli anticorpi e quanto durano? Un team di ricercatori in Svezia sta provando a dare delle risposte.

Ogni volta che il nostro organismo viene in contatto con una sostanza estranea, il sistema immunitario reagisce, a volte tollera questa sostanza, altre volte la interpreta come un “invasore” e lo aggredisce.

Questo è quanto succede con gli agenti infettivi e SARS-CoV-2 non fa eccezione. Tuttavia, poco si sa ancora su quando inizi la risposta anticorpale del nostro organismo e soprattutto quanto a lungo possa durare (qui per approfondimenti).

Riassumendo in breve, il primo segnale del nostro sistema immunitario viene dato dall’attivazione dei linfociti B, una sorta di sentinelle che individuano l’invasore e rispondono producendo degli anticorpi che sono definiti Immunoglobuline M (IgM), dopo un certo periodo di tempo, variabile ma dell’ordine di due settimane, il nostro organismo sviluppa altri anticorpi, le Immunoglobuline G (IgG). Questi anticorpi rimangono nel nostro organismo a vigilare per anni. Vengono definiti anticorpi neutralizzanti e sono quelli che ogni infettivologo vorrebbe vedere nell’analisi dei propri pazienti, in quanto prevengono ulteriori infezioni dello stesso agente patogeno.

Della risposta immunitaria a SARS-CoV-2 si sa ancora poco, poiché è un nuovo coronavirus. Soprattutto, si conosce poco la risposta immunitaria e quanto l’immunità acquisita possa durare.

Un gruppo di ricercatori svedesi dell’Ospedale Universitario di Danderyd, in collaborazione con l’Istituto Reale di Tecnologia (KTH) e SciLifeLab, entrambi di Stoccolma, hanno collezionato 2149 campioni positivi a SARS-CoV-2 ad Aprile e hanno rianalizzato i pazienti dopo quattro mesi.

Cosa hanno scoperto gli scienziati svedesi?

Hanno scoperto che l’82% dei pazienti positivi a SARS-CoV-2 ad Aprile, dopo quattro mesi avevano ancora livelli di anticorpi neutralizzanti (IgG) misurabili, ovvero avevano sviluppato un certo grado di immunità a Covid-19.

Altro risultato importante dello studio svedese, è stato che i ricercatori hanno potuto collegare la presenza degli anticorpi neutralizzanti con la gravità dei sintomi durante l’infezione. Ovvero, pazienti che avevano sintomi lievi al tempo della malattia, non possedevano anticorpi neutralizzanti misurabili dopo quattro mesi.

C’è di più: a molti pazienti era stata misurata la risposta anticorpale anche durante l’infezione e a conferma di quanto detto prima, coloro che avevano sintomi lievi, mostravano anche bassa risposta immunitaria.

Perché è importante studiare la risposta immunitaria?

Continuando a studiare questo gruppo di pazienti, la loro risposta immunitaria e la capacità dell’organismo a produrre anticorpi neutralizzanti capaci di combattere SARS-CoV-2, è importante per comprendere come il nostro sistema immunitario reagisca a lungo termine e di conseguenza anche come sviluppare un vaccino efficace.

Inoltre, lo studio svedese non ha solo analizzato la risposta anticorpale ma ha anche studiato differenti proteine di SARS-CoV-2 che possono essere responsabili del successo dell’infezione. Comprendere quali parti delle proteine di superficie del virus scatenano la risposta immunitaria, è fondamentale per comprendere il motivo per cui le persone rispondono in maniera diversa all’infezione e molte manifestano sintomi lievi. Infine, conoscere le proteine del virus più importanti, è cruciale per lo sviluppo di un vaccino utile e sicuro.

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