Nell’articolo di oggi, abbiamo il piacere di raccontare di due eccellenze nella ricerca biomedica italiane che stanno unendo le forze nella ricerca applicata all’immunoterapia cellulare per dare una nuova speranza per i malati di tumore.

Ne parliamo con la dottoressa Roberta Sommaggio, laureata in Biotecnologie Mediche e Dottore di Ricerca in Biomedicina con specialità in Immunologia, che attualmente lavora presso l’Istituto Oncologico Veneto (IOV) di Padova, e con il dottor Giuseppe Astori, responsabile del Laboratorio di Terapie Cellulari Avanzate afferente all’Unità Operativa Complessa di Ematologia dell’Ospedale di Vicenza.

Il dottor Astori ci ha già omaggiato del suo prezioso contributo in un recente articolo, parlandoci dell’utilizzo delle cellule mesenchimali come terapia per la polmonite da Covid-19.

Questa volta ci parlerà, insieme alla dottoressa Sommaggio, di un progetto che ha la sua forza nella collaborazione tra due laboratori pubblici che hanno unito le loro diverse capacità.

Dott.ssa Sommaggio e Dott. Astori, in che cosa consiste questa collaborazione?

Dott.ssa Sommaggio: “Il progetto riguarda l’espansione delle cellule killer indotte da citochine, dette CIK (Cytokine-Induced Killer cells) generate in grande quantità a partire dal sangue del paziente opportunamente stimolato con citochine. Dopo 14 giorni di coltura cellulare, le CIK diventano “citotossiche” ovvero in grado di distruggere le cellule tumorali.
Le CIK, sono già state utilizzate in clinica, ma quello che noi volevamo riuscire a fare era potenziarne l’efficacia. Sapevamo che queste cellule esprimono sulla membrana cellulare il recettore CD16, che è una proteina in grado di riconoscere certe molecole dette anticorpi monoclonali.
Questi anticorpi a loro volta riconoscono con precisione assoluta certe cellule tumorali in un meccanismo di tipo chiave-toppa. In pratica gli anticorpi monoclonali fungono da ponte tra le cellule CIK e le cellule tumorali bersaglio, consentendo così alle cellule CIK di individuare e uccidere le cellule tumorali con alta efficienza.
Il bersaglio della terapia su cui ci stiamo concentrando è un tumore del sangue chiamato linfoma diffuso a grandi cellule, in inglese Diffuse Large B Cell Lymphoma (DLBCL)“.

Dott. Astori: “È lo stesso tumore che viene trattato con le cellule CAR-T, acronimo di “Chimeric antigen receptor T cells” che rappresentano l’ultima frontiera dell’immunoterapia. Tuttavia, le CAR-T, possono essere somministrate solo a pazienti in grado di sopportarne i pesanti effetti collaterali. Sia chiaro che i nostri ricercatori non vogliono sostituire la terapia CAR-T ma complementarla nei casi in cui il paziente non possedesse i criteri per poterla ricevere. Si andrebbe così a coprire una parte di quei pazienti che altrimenti rimarrebbero senza una valida alternativa terapeutica“.

Ancora la dott.ssa Sommaggio: “Un’altra caratteristica molto importante della terapia a base di cellule CIK è la sua potenziale versatilità: infatti, si potrebbe pensare di utilizzare ogni volta un anticorpo monoclonale specifico per il tipo di tumore di interesse. Un po’ come se l’anticorpo monoclonale agisse da GPS per indirizzare la cellula killer, la CIK, al bersaglio“.

Qualsiasi tumore può essere trattato con le cellule CIK?

Dott.ssa Sommaggio: “Potenzialmente questo trattamento potrebbe essere efficace su qualsiasi tumore qualora possedessimo la chiave giusta (ovvero l’anticorpo monoclonale diretto verso quel tumore). Ad esempio abbiamo fatto uno studio pre-clinico sui topi con tumori della mammella altamente aggressivi detti “tripli negativi” e altamente metastatizzanti. Il lavoro è stato recentemente pubblicato su Oncoimmunology (doi: 10.1080/2162402X.2020.1777046) Utilizzando un anticorpo disponibile in commercio siamo riusciti a dimostrare che le CIK possono essere efficaci anche su un tumore come questo altrimenti difficilmente curabile“.

Qual è il punto di forza di questo studio?

Dott. Astori: “Oltre alla validità scientifica e alla valenza terapeutica, questo studio dimostra l’importanza della collaborazione tra due realtà diverse ma vicine come lo IOV e il Laboratorio di Terapie Cellulari Avanzate. Il primo, un’eccellenza nella ricerca e nella clinica e il secondo uno fra i pochi laboratori italiani autorizzati dall’Agenzia Italiana del Farmaco a produrre medicinali a base di cellule, i cosiddetti “Prodotti Medicinali di Terapia Avanzata”.

Senza queste sinergie, la ricerca sarebbe rimasta uno dei tanti lavori scientifici pubblicati e magari fine a se stessi. Invece grazie allo spirito di collaborazione alimentato dal Vice Direttore Scientifico Vicario dello IOV, Prof. Antonio Rosato e dal Direttore dell’Ematologia di Vicenza Dott. Marco Ruggeri, è stato possibile costruire, un percorso di traslazione dalla ricerca fino alla produzione del farmaco-cellula.  Il prossimo passo sarà la sperimentazione clinica, che contiamo di avviare entro il 2021. E questo sarà possibile grazie alla continua interazione che esiste fra i ricercatori e gli ematologi dell’Ospedale di Vicenza, dello IOV e dell’Azienda Ospedaliera Universitaria di Verona“.

Quali sono i vantaggi di una terapia a base di CIK per i pazienti?

Dott.ssa Sommaggio: “Sono tanti e ugualmente importanti. Ad esempio:

  • Le cellule provengono dai pazienti stessi (autologhe) e sono generate da un semplice prelievo di sangue;
  • Non sono rigettate dall’organismo;
  • Non devono essere ingegnerizzate mediante l’utilizzo di vettori lentivirali come avviene per le CAR-T con tutte le difficoltà tecniche associate;
  • La loro produzione ha un costo molto basso se paragonata alle CAR-T;
  • È possibile produrne grandi quantità in breve tempo;
  • Non sono coperte da brevetto. Il protocollo è pubblicato e quindi è a disposizione della comunità scientifica”.

Qual è l’aspetto più motivante del vostro lavoro?

Dott.ssa Sommaggio: “Sicuramente la possibilità di trasferire la ricerca di base in qualcosa che possa essere utile per il paziente. Se anche una sola persona venisse salvata dal trattamento con le CIK, sarebbe una grande motivazione per sviluppare altri studi“.


Vogliamo concludere questa intervista, dicendo che oggi più che mai è necessario sviluppare sinergie tra ricerca, produzione del farmaco-cellula e clinica, al fine di accelerare il trasferimento della ricerca di base al paziente e ottimizzare le sempre poche risorse economiche disponibili. In un mondo sempre più competitivo e dove le sperimentazioni sono molto costose, un laboratorio da solo fa poca strada e mai come oggi, l’unione fa la forza!

È grazie a persone come la dottoressa Sommaggio, il dottor Astori e tutti i loro collaboratori che si dedicano con grande impegno e professionalità al loro lavoro, che le grandi idee nate in laboratorio possono trasformarsi in terapie utili a tutti noi. Il minimo che possiamo fare e ringraziarli!

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