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7 domande e risposte sui vaccini anti Covid-19: dosi, durata, immunità e altri dubbi

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In una situazione in continua evoluzione cerchiamo di dare un aggiornamento sui vaccini anti Covid-19 e a rispondere alle principali domande su somministrazione delle dosi, durata della vaccinazione, durata dell’immunità acquisita e altri dubbi.

A oggi, 12 gennaio 2021, sono state vaccinate 29 milioni persone nel mondo (qui per i dati completi). Le vaccinazioni sono state eseguite con diversi vaccini in 19 diverse nazioni nel mondo. I vaccini in uso hanno differenti caratteristiche a partire dalla tecnologia sulla quale si basano e sulla conservazione che influenza la logistica della somministrazione delle dosi.

1. Quali sono le caratteristiche dei principali vaccini anti Covid-19?

La maggior parte dei vaccini già disponibili o prossimi all’approvazione da parte degli organi regolatori, vengono somministrati in due dosi. Il motivo risiede nel fatto che una doppia dose somministrata a distanza di tempo, stimola maggiormente il sistema immunitario a produrre gli anticorpi neutralizzanti che servono a contrastare il virus. Inoltre, poiché il vaccino non contiene il virus e quindi non può provocare l’infezione, è necessario che il sistema immunitario incontri più volte gli antigeni virali (proteine Spike) per produrre anticorpi neutralizzanti e cellule della memoria (linfociti T e B) in grado di ricordare a lungo l’antigene.

Ecco le differenze di tre vaccini sul mercato Europeo.

Pfizer-BioNTech:

  • i trial clinici sono stati eseguiti su oltre 43 mila persone;
  • è un vaccino a mRNA che deve essere conservato a -70 gradi centigradi ma può essere conservato a 4 gradi centigradi per cinque giorni prima della somministrazione;
  • deve essere somministrato in due dosi a distanza di 21 giorni.

Moderna:

  • i trial clinici sono stati eseguiti su oltre 30 mila persone;
  • è un vaccino a mRNA che deve essere conservato a -20 gradi centigradi;
  • deve essere somministrato in due dosi a distanza di 28 giorni.

AstraZeneca-Oxford University (in fase di approvazione da parte dell’AIFA):

  • i trial clinici sono stati eseguiti su oltre 65 mila persone;
  • è un vaccino che utilizza un adenovirus come vettore virale, può essere conservato a 4 gradi centigradi;
  • deve essere somministrato in due dosi.

2. Ci si può ammalare tra la somministrazione della prima e della seconda dose?

Poiché una efficiente immunità da vaccinazione si presenta dopo una settimana dalla somministrazione della seconda dose, è possibile contrarre l’infezione da SARS-CoV-2.

Questo succede per tutte le vaccinazioni, in quanto nessun vaccino protegge il vaccinato immediatamente è infatti possibile prendere la normale influenza anche subito dopo essere stati vaccinati, proprio perché la stimolazione del sistema immunitario e la conseguente produzione di anticorpi necessari per riconoscere il virus richiede tempo.

3. Se dopo la prima dose di vaccino si risulta positivi, si può proseguire con la somministrazione della seconda dose?

Non ci sono controindicazioni a proseguire la vaccinazione in caso di positività a SARS-CoV-2 dopo la prima dose del vaccino. Gli anticorpi che si svilupperanno naturalmente in seguito all’infezione, si sommeranno a quelli stimolati dal vaccino, aumentando la protezione della persona infettata.

4. In seguito alla vaccinazione posso risultare positivo al tampone molecolare o antigenico?

Il tampone molecolare rileva la presenza di SARS-CoV-2, il vaccino non inietta alcun virus, perciò non può causare nessuna positività. Il tampone antigenico rileva gli antigeni del virus, tuttavia, come il tampone molecolare, il tampone antigenico viene eseguito con prelievi naso-faringei e il vaccino viene somministrato con una puntura intramuscolare, di conseguenza non si potranno trovare antigeni nella mucosa naso-faringea.

5. Quando inizia l’immunità acquisita in seguito alla vaccinazione?

Dipende dal vaccino che viene inoculato. In media si può dire che l’immunità viene stimolata in maniera efficace circa una settimana dopo la somministrazione della seconda dose di vaccino.

6. Sarà necessario fare un richiamo tutti gli anni?

Non è ancora noto, poiché non si sa quanto possa durare l’immunità. Dipende da diversi fattori, tra questi è importante citare la capacità di mutare dei virus a RNA. Se prendiamo ad esempio un altro virus a RNA che conosciamo bene, il virus dell’influenza, sappiamo che è necessario fare una vaccinazione ogni anno per poter stimolare la risposta immunitaria verso il nuovo ceppo di virus.

Inoltre, ci sono altri patogeni per i quali è richiesto un richiamo di vaccinazione in età adulta poiché le cellule della memoria si riducono nel tempo, ad esempio è richiesto un richiamo nel caso della vaccinazione contro tetano, difterite e pertosse (agenti infettivi di origine batterica).

7. Chi controllerà le reazioni avverse?

L’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco), oltre alle attività di farmacovigilanza normalmente previste per farmaci e vaccini (basate sulle segnalazioni spontanee e sulle reti di farmacovigilanza già presenti), promuoverà l’avvio di alcuni studi indipendenti post-autorizzativi sui vaccini Covid-19.

Le attività di vigilanza riguarderanno sia la raccolta e valutazione delle segnalazioni spontanee di sospetta reazione avversa (farmacovigilanza passiva) che azioni proattive, attraverso studi/progetti di farmaco-epidemiologia (farmacovigilanza attiva). L’AIFA si è dotata di un Comitato scientifico, che, per tutto il periodo della campagna vaccinale, avrà la funzione di supportare l’Agenzia e i responsabili scientifici dei singoli studi nella fase di impostazione delle attività, nell’analisi complessiva dei dati che saranno raccolti e nell’individuazione di possibili interventi. La finalità è quella di disporre, anche attraverso una rete collaborativa internazionale, della capacità di evidenziare ogni eventuale segnale di rischio e nel contempo, di confrontare i profili di sicurezza dei diversi vaccini che si renderanno disponibili e di fornire raccomandazioni.

Sarà compito del medico curante e dei centri vaccinali, segnalare i casi di reazioni avverse in modo da poter garantire una reazione immediata e di garantire la sicurezza dei vaccini.

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