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LLA: la leucemia nel primo anno di vita

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In alcuni casi, i nostri geni possono subire delle modifiche che possono rendere molto aggressiva una malattia, è il caso di una forma di Leucemia Linfoblastica Acuta (LLA). Come può la conoscenza delle alterazioni geniche portare i ricercatori a scegliere i farmaci migliori, sviluppando protocolli di Medicina di Precisione efficaci?

Le leucemie sono tumori che si originano dalle cellule del sangue e che possono svilupparsi in forma acuta o cronica. Possono colpire tutte le età anche se sono più frequenti nell’anziano. Purtroppo però esiste una leucemia, chiamata Leucemia Linfoblastica Acuta (LLA) che si presenta nei giovani e nei bambini. Viene definita acuta perché è caratterizzata da una elevata aggressività. In questa patologia una cellula del sangue (linfocita B o T) va incontro a una trasformazione tumorale, questo vuol, dire che la cellula comincia a riprodursi più velocemente invadendo il sangue, linfonodi, milza, fegato e sistema nervoso centrale.

La LLA è il tumore più frequente in età pediatrica, costituendo in questa fascia di età l’80% delle leucemie e circa il 25% di tutti i tumori diagnosticati tra 0 e 14 anni. La massima incidenza si manifesta tra i due e i cinque anni, per poi calare con l’aumentare dell’età.

Uno studio sviluppato nei laboratori di ricerca della Fondazione Tettamanti di Monza, in collaborazione con l’Università di Milano Bicocca e altri centri clinici italiani, ha evidenziato che in una particolare forma di LLA, l’alterazione di alcuni geni si associa a una prognosi più grave.

Questa ricerca è stata pubblicata recentemente sulla prestigiosa rivista scientifica internazionale Blood e porta la firma di un nutrito gruppo di ricercatori italiani guidati dal Dott. Giovanni Cazzaniga e dal Prof. Andrea Biondi.

Cosa hanno trovato i ricercatori della Fondazione Tettamanti?

Come sempre succede in ricerca medica, lo studio parte da lontano, circa 15 anni fa e si basa sull’analisi nel tempo di un numero significativo di pazienti pediatrici in cura presso i Centri dell’Associazione Italiana Emato-Oncologia Pediatrica (AIEOP).

Che ci fosse una base genetica nell’insorgenza della LLA era noto, tuttavia i ricercatori della Fondazione Tettamanti hanno scoperto che nei bambini nei quali è più difficile curare la leucemia, alcuni geni sono fusi tra di loro, invece di essere ben distinti. Questa osservazione è stata fatta su 22 dei 30 casi seguiti dal 2006 al 2019. In particolare, la fusione di un gene, PAX5, era ricorrente nel 20% dei casi e aveva come partner altri geni come DNAJA1, FBRSL1 e GRHPR.

In questi bambini la sopravvivenza libera dalla malattia a tre anni era solo del 25%. Ovvero, i bambini che hanno la LLA e che presentano la fusione tra questi geni hanno una minore aspettativa di sopravvivenza di quei bambini che non hanno la fusione tra i geni.

Quali sono i vantaggi di questo approccio?

L’aver individuato la presenza del gene PAX5 fuso con altri geni nei casi di LLA con prognosi più difficile, dà la possibilità di aprire nuovi orizzonti terapeutici. Ovvero, di utilizzare nuovi farmaci sperimentali che agiscono su PAX5, come ad esempio un inibitore di un enzima chiamato chinasi, che ha già dimostrato il suo effetto antitumorale e antiangiogenico in numerose forme tumorali.

Inoltre, anche l’immunoterapia potrebbe essere utilizzata, in particolare nei casi più difficili dove anche altri geni sono fusi tra loro.

Infine, questo studio dimostra quanto sia importante identificare e riconoscere diversi sottotipi genetici che permettono di modificare le terapie in funzione del diverso rischio di ricaduta di malattia ed è un chiaro esempio di applicazione della Medicina di Precisione.

Quali saranno i prossimi passi?

Questo studio è ancora a livello di ricerca di laboratorio, perciò i prossimi passi saranno sostanzialmente rivolti verso la validazione del protocollo clinico, l’ampliamento della casistica e la sottomissione agli organi regolatori, in modo da rendere disponibile il trattamento nella pratica clinica.

Ecco un breve video che riassume il lavoro del gruppo di ricerca della Fondazione Tettamanti.

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