Quanto un intestino in salute può aiutarci a invecchiare meglio e vivere più a lungo? Una corretta alimentazione è noto essere alla base dello stare in salute ma cosa sappiamo sul microbiota degli anziani?

Il tratto gastrointestinale umano ospita una popolazione complessa e dinamica di microorganismi definito microbiota. Il microbiota esercita una marcata influenza sul nostro organismo sia quando stiamo bene sia quando siamo malati.

Molteplici fattori contribuiscono alla formazione del microbiota umano durante l’infanzia e la dieta è considerata uno dei fattori principali. I batteri intestinali svolgono un ruolo cruciale nel mantenimento dell’omeostasi immunitaria e metabolica e nella protezione dagli agenti patogeni. La composizione batterica intestinale alterata (disbiosi) è stata associata alla patogenesi di molte malattie infiammatorie e infezioni. La varietà di batteri che colonizzano il tratto gastrointestinale si è evoluta insieme all’ospite nel corso di migliaia di anni per formare una relazione complessa e reciprocamente vantaggiosa.

Il microbiota in età avanzata

In un recente articolo di un gruppo di ricercatori di varie Università e Centri Medici americani, pubblicato sulla prestigiosa rivista Nature Metabolism, ha studiato oltre 9 mila individui, evidenziando come con l’avanzare dell’età, il microbiota possa facilmente passare da uno stato di eubiosi (equilibrio) a uno stato di disbiosi (disequilibrio). Questo passaggio è associato a una diminuzione della capacità di risposta del sistema immunitario e di conseguenza a una maggiore suscettibilità alle malattie.

Questo studio rileva che le persone, mano a mano che invecchiano, il cui microbiota intestinale si riduce in termini di biodiversità, peggiorano le loro condizioni di salute. In particolare, colesterolo e trigliceridi aumentano il loro livello mentre si rilevano livelli più bassi di vitamina D. Questi individui sono anche meno attivi e in genere assumono più farmaci con una aspettativa di vita più bassa delle persone con il microbiota in eubiosi. Coloro invece che presentano un microbiota più variabile nella composizione microbica tendono ad avere una salute migliore e una aspettativa di vita più lunga. A questo si associano livelli più alti di vitamina D e livelli più bassi di lipoproteine a bassa densità, colesterolo e trigliceridi. Minore assunzione di farmaci, salute fisica migliore, velocità di camminata più elevate e maggiore mobilità.

I ricercatori hanno ipotizzato che alcuni batteri intestinali che sono innocui o forse anche benefici nella prima età adulta potrebbero diventare dannosi nella vecchiaia. Lo studio ha rilevato, ad esempio, che nelle persone sane che hanno visto i cambiamenti più drammatici nella loro composizione del microbiota c’è stato un forte calo della prevalenza di batteri chiamati Bacteroides, che sono più comuni nei paesi sviluppati dove le persone mangiano molti alimenti processati (ricchi di grassi saturi, zuccheri semplici e sale) e meno prevalenti nei paesi in via di sviluppo, dove le persone tendono a seguire una dieta ricca di fibre e cereali integrali. Quando la fibra non è disponibile, i Bacteroides consumano il muco che forma lo strato protettivo dell’intestino. Siccome con l’avanzare dell’età l’intestino tende a produrre meno muco, i Bacteroidesdiventano ad un certo punto dannosi.

Come aiutare il microbiota a restare sano?

Si deve partire dal concetto che i microorganismi che albergano nel nostro intestino si nutrono di ciò che noi ingeriamo, se non trovano il nutrimento giusto si cibano del rivestimento dell’intestino causando infiammazione ed esponendo la parete intestinale all’attacco di batteri nocivi. Perciò, dobbiamo avere una alimentazione sana e dare ai batteri ciò di cui nutrirsi, come le fibre di cibi integrali tra cui fagioli, noci, semi, frutta, verdura e cereali integrali, evitando il più possibile gli alimenti altamente trasformati dall’industria (merendine e cibi confezionati a lunga conservazione).

I ricercatori hanno scoperto l’importanza di diversi metaboliti nel sangue prodotti da microorganismi intestinali, ad esempio molecole appartenenti alla classe degli indoli, che hanno dimostrato la capacità di ridurre l’infiammazione e mantenere l’integrità della barriera che riveste e protegge l’intestino. Gli indoli sono molto diffusi nel mondo vegetale, ma in particolare nelle verdure bianche (cavolfiore, sedano, finocchio, patate, fagioli, mandorle e funghi champignon).

Inoltre, è importante ribadire quanto sia importante l’attività fisica, perché l’esercizio fisico ha un effetto benefico sul microbiota e stimola il transito intestinale oltre a rilasciare endorfine a livello cerebrale utili per il benessere psico-fisico.

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