Da alcuni mesi è iniziata la somministrazione della terza dose e già si parla di una quarta dose contro il Covid-19. Cosa ci riserva il futuro? Vaccinazioni contro SARS-CoV-2 ogni 4 mesi? E’ sostenibile dall’organismo e dalla nostra società?

I dati aggiornati al 21 Gennaio dicono che oltre 29 milioni di Italiani hanno ricevuto la terza dose, ovvero quasi il 50% della popolazione.

Perché si è introdotta la terza dose di vaccino nel piano contro la pandemia?

Molti potrebbero pensare che sia a causa della variante Omicron. In realtà, la terza dose di vaccino contro Covid-19 trova la sua giustificazione nell’analisi dei dati della protezione conferita dalla vaccinazione nella popolazione della nazione che ha iniziato il ciclo vaccinale per prima, ovvero Israele. Inoltre, la decisione deriva dalla comparsa della variante Delta, che secondo uno degli ultimi rapporti dell’ISS, riduce l’efficacia dei vaccini nel prevenire Covid-19, sia nella forma sintomatica che asintomatica, dal 74 al 39% nell’arco di cinque mesi. Se invece parliamo di malattia grave (che richiede ospedalizzazione e nei casi più estremi la terapia intensiva), l’efficacia della vaccinazione con ciclo completo da meno di cinque mesi rimane alta (93%) rispetto ai non vaccinati e scende all’84% nei vaccinati con ciclo completato da oltre cinque mesi. L’osservazione di questa diminuzione ha portato a introdurre la terza dose a partire da cinque mesi dopo aver completato il ciclo vaccinale.

L’arrivo di Omicron nello scenario mondiale ha rafforzato l’idea delle così dette dosi booster e quindi si è cominciato a somministrare anche una quarta dose, ad esempio in Israele ma anche in Danimarca, Ungheria e Cile.

Il futuro ci riserva vaccinazioni ogni quattro mesi?

Questa è la domanda che molti si fanno e che richiede una risposta dagli scienziati.

I primi dati che prevengono dagli studi condotti in Israele dicono che la quarta dose conferisce un aumento degli anticorpi contro SARS-CoV-2 ma che questo aumento non è ancora abbastanza da proteggere contro l’infezione dalla variante Omicron.

Dai dati, è chiaro che nel tempo cala la protezione dei vaccini dalla malattia sintomatica, ovvero dai sintomi meno gravi, mentre la protezione contro la malattia grave sembra rimanere abbastanza alta.

Il capo della strategia vaccinale dell’EMA (European Medicines Agency), dottor Marco Cavaleri, ha affermato che richiami frequenti della vaccinazione (i famosi boosters), potrebbero portare a un effetto negativo sulla risposta immunitaria a SARS-CoV-2, causando “fatica” nella popolazione che riceve i boosters.

Quali sono dunque le incertezze a proposito della dose booster ripetuta frequentemente?

L’obiezione alle dosi booster frequenti, ad esempio ogni 4 mesi, espressa dal dottor Marco Cavaleri, si basa sul fatto che esporre il nostro corpo ad antigeni (proteine del coronavirus) troppo frequentemente come può succedere con boosters multipli, può portare a un affaticamento delle cellule T (T-cell exhaustion), cellule del sistema immunitario. Questa affermazione si basa su precedenti studi fatti sull’HIV, sul cancro e su studi sperimentali su animali da laboratorio, dove il corpo del malato è perennemente esposto gli antigeni. Ad oggi, non ci sono studi dedicati al Covid-19 che confermano questa ipotesi, tuttavia, la prudenza è consigliata quando ci si muove in un territorio sconosciuto e si coinvolge gran parte della popolazione mondiale. Inoltre, oltre all’affaticamento del sistema immunitario, il dottor Cavaleri ha parlato anche di stress della popolazione che sarebbe sottoposta a un continuo richiamo vaccinale, rendendo difficile la normale vita sociale e sottoponendo anche il sistema sanitario e l’economia del paese a una prova molto difficile.

Quale può essere la migliore strategia vaccinale?

Ora che sembra che SARS-CoV-2 abbia preso la strada della minore letalità e maggiore diffusione, come succede alla maggior parte dei virus che rispondono alla legge della sopravvivenza e dell’adattamento, la strategia più ragionevole sarebbe quella di limitare la vaccinazione dei soggetti non a rischio (persone con meno di 60 anni, senza patologie) alla stagione invernale, ovvero tra Ottobre e Novembre. E’ invece ragionevole pensare a un’ulteriore vaccinazione dopo sei mesi dal precedente ciclo vaccinale (tra Aprile e Giugno), per le categorie a rischio.

L’obiettivo a medio termine, è quello di trasformare l’attuale stato di emergenza in una situazione simile all’influenza, dove i vaccini non prevengono dal prendere l’infezione in forma moderata ma piuttosto prevengono l’aggravamento della malattia e proteggono fondamentalmente i soggetti fragili.

Di seguito un breve video che spiega il pensiero del dottor Cavaleri, capo della strategia vaccinale dell’EMA (European Medicines Agency)

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here