Tutti si possono ammalare di Covid-19. Gli anziani, multipatologici, obesi rischiano complicazioni che possono anche essere fatali ma come mai SARS-CoV-2 può essere molto pericoloso anche per persone sane?

Fin dall’inizio della pandemia è stato chiaro che i fattori di rischio giocavano un ruolo fondamentale nella progressione di Covid-19: anzianità, malattie croniche, multipatologie, obesità. Tuttavia, non è rarissimo che una persona giovane e in buona salute possa avere dei danni importanti in seguito all’infezione o addirittura muoia. Perché? La scienza non ha mai fornito una spiegazione unica ma, gli ultimi studi hanno dimostrato che la genetica gioca un ruolo importante. Ne abbiamo parlato in questo articolo, e abbiamo anche approfondito l’argomento con l’aiuto del Prof Duga in un articolo successivo.

Più recentemente, altri studi hanno confermato l’importanza della genetica nella progressione dell’infezione da Covid-19.

La genetica alla base delle forme gravi in assenza di fattori di rischio

In un recentissimo articolo pubblicato su Nature Immunology da un team di ricercatori Italiani, sono stati studiati i tessuti di circa 900 pazienti Covid-19 con forma grave della malattia. Nel 10% dei casi i pazienti presentavano auto-anticorpi contro l’interferone che è una molecola prodotta dalle cellule che ci difendono e necessaria a guidare il sistema immunitario. Gli auto-anticorpi sono degli anticorpi prodotti contro noi stessi invece che contro un agente esterno come può essere un virus. Perciò, invece di aiutarci ci danneggiano. La produzione degli auto-anticorpi è stata associata a una predisposizione genetica.

Ci sono però altri motivi per cui persone sane sviluppano forme gravi di Covid-19?

Una molecola in particolare ha suscitato l’interesse dei ricercatori: Mannose Binding Lectine (MBL).

Questa molecola è prodotta dal nostro sistema immunitario ed è parte dell’immunità innata, ovvero di quella immunità che abbiamo sviluppato fin dalla nascita e ci protegge all’incirca il 90% delle volte che incontriamo agenti patogeni. Per il resto dei casi la protezione ci è fornita dall’immunità adattiva, una linea di difesa più specifica costituita dalle cellule T e dagli anticorpi in grado di riconoscere ed eliminare in maniera specifica l’agente patogeno.

Tornando all’MBL, questa si produce quando entriamo in contatto con un agente patogeno, quindi anche con il coronavirus SARS-CoV-2, si lega alla proteina Spike del virus bloccandone l’azione. La cosa più importante ed interessante è che l’azione di riconoscimento e blocco da parte di MBL nei confronti del coronavirus è indipendente dalle varianti, perciò riconosce sempre SARS-CoV-2.

In caso di una mutazione genetica a carico di MBL che ne determina una ridotta produzione, si ha di conseguenza una minore azione protettiva contro il virus e quindi anche una persona sana potrebbe incorrere nel rischio che Covid-19 degeneri in una malattia grave.

Potrebbe MBL essere un’arma contro il coronavirus?

Poiché MBL è una molecola funzionalmente simile a un anticorpo, i ricercatori stanno valutando se potrebbe essere un candidato ad agente preventivo o terapeutico. Potrebbe perciò diventare un farmaco grazie alla sua attività antivirale.

Tuttavia, questi sono ancora studi preliminari e la possibilità che MBL venga utilizzato come farmaco preventivo o terapeutico è ancora da dimostrare. Comunque sapere se un paziente ha una mutazione che riduce l’attività di MBL sarebbe importante per indirizzare il piano terapeutico e anche comprendere meglio le cause dell’aggravamento nei pazienti apparentemente sani.

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